Chi è Max Leitner, chiederà qualcuno.
Max Leitner è un sudtirolese che non si è ritrovato nelle diverse opzioni professionali offerte dalla florida economia locale ai cittadini di lingua tedesca (l’albergatore, il maestro di sci, il Bauer – il proprietario contadino che in Sudtirolo ha uno status sociale che i suoi colleghi nel resto del mondo, credo, nemmeno si sognano -, l’impiegato alla Cassa Rurale o all’Autonome Provinz) (ci sarebbe un’altra parentesi da aprire riguardo alle opzioni offerte ai cittadini di lingua italiana: carabiniere o impiegato alla Provincia Autonoma, in sintesi). Max ha evitato anche le soluzioni più classiche a portata di mano del sudtirolese vagamente disadattato (l’alcolismo e l’indipendentismo rancoroso e disperato), scegliendo invece una via molto personale: rapinare le banche. A onore della sua sudtirolesità, va detto che sul lavoro ha rispettato la regola fondamentale del vivere lassù, la proporzionale etnica, rapinando con eguale impegno banche austriache e italiane.
Non ha mai ucciso, Max. Quattro volte l’hanno preso e quattro volte è evaso.
Ieri l’hanno impacchettato per la quinta volta. I carabinieri di Bolzano (a cui anni fa si era consegnato perché “le prigioni in Italia sono meglio che in Austria”) stavolta non c’entrano: era in Marocco.
Era un giorno di lavoro. Doveva essere un giorno tranquillo, perché nel post pausa pranzo stavo giracchiando per il web e mi era perfino venuta l’idea di andare sul sito della CNN, che non era una cosa che facevo tutti i giorni. Non si entrava.
Allora ero andato su quello della BBC. E, siccome era bloccato anche quello, avevo provato il sito del Corriere …
Con l’eccezione di un testa a testa televisivo del ’96, Bossi non mi è mai piaciuto. L’Ulivo aveva portato Prodi, con alle spalle Veltroni e la Melandri, il Polo Berlusca con un Fini molto nervoso e non mi ricordo chi. C’era anche la Lega col solito gruppetto, Bossi, Maroni, qualche veneto, seduto dietro il canditato premier Pagliarini, l’unico sicuramente sobrio. Mentre gli altri discutevano seriamente, loro ridacchiavano, si davano di gomito, facevano i discoli della classe. Quella sera ho provato una qualche simpatia per la Lega. Per la prima e ultima volta.
“C’é un miglioramento, speriamo continui” – dice il ministro Sirchia. Che, secondo me, significa che le condizioni di salute di Bossi non sono un granché.
Al di là di come andrà a finire, Bossi politicamente da tempo era un sopravvissuto. Incapace da anni di dare una sintesi politica ai risentimenti che pure rappresentava. In quelle ipercinetiche sparate, in quel continuo sbattersi, in quei trecento comizi all’anno che probabilmente l’hanno logorato, mi pare di vedere adesso il tentativo di tenere in piedi una frottola. Un po’ come le feste date in gioventù per lauree mai prese.
Nello sport mi piacciono le figure di secondo piano. Non gli angeli caduti, proprio le mezze calzette. Cioè, per dire, non credo che il passaggio di Van de Velde sotto la neve sul Gavia mi avrebbe entusiasmato tanto se si fosse trattato di un vincitore di Giro, o di Tour, o di qualcosa di importante.
In breve: Pantani non faceva per me. Mi dispiace per la sua fine tristissima, ma non riuscirei mai scriverci un pezzo partecipe e sincero come questo.

