Argomento : altro

Ad inizio anno credevo che il quarantesimo del Sessantotto sarebbe stato commemorato in qualche modo, dibattiti sui giornali, convegni, Bernard Henry Levy che dice la sua, papa Ratzinger che vi accenna in qualche sermone, cose così. Per mesi mi sono tenuto pronta l’idea del post che segue. Ma non è successo niente, un quarantesimo sottotono. Forse il Sessantotto è passato di moda, non piace più, vai a sapere, del resto questo è stato l’anno di Obama e non di Hillary Clinton. Ma il 2008 sta pian piano finendo, il prossimo giro sarà nel 2018, anche ci fosse un ritorno di fiamma, e il post è meglio scriverlo adesso.

Nel Sessantotto, in centro, al posto di tutti gli studi di avvocati e commercialisti abitava gente di un censo molto normale. Come certi amici dei miei che quel giorno mia mamma era andata a trovare. Mi aveva portato con sé e deve essere stata una visita come tante, cominciata e poi finita, e forse a questo punto vale la pena ricordare che l’università cittadina si distingueva al tempo per una certa vivacità.
Bene, scese le scale del palazzo dove vivevano quegli amici, di ritorno a casa, siamo usciti in strada e c’era un po’ di gente. Ci ho messo poco a notare che i ragazzi che erano lì tenevano nelle mani, alla mia altezza, catene da bici e altre cose. Non ho fatto a tempo a voltarmi per chiedere alla mamma come mai, che uno, educato, ha detto: "signora, questo non è un posto dove portare bambini". I miei ricordi finiscono qui, anche se so che la mamma ha poi battuto alla porta e suonato tutti i campanelli. Era la testa o la coda di un corteo, probabilmente. Sulle prime nel palazzo non volevano aprire, poi qualcuno l’ha fatto, e così siamo usciti dal Sessantotto.

AGGIORNAMENTO (20/11/08): a Repubblica si sono portati avanti e del Sessantotto ricordano il centenario (!), pare.

9 Commenti

utente anonimo

18 novembre 2008

Il ’68 non è stato solo scontri di piazza ma anche modernizzazione del Paese e crescita culturale. Mio padre mi raccontò che prima del ’68 a Trento non si potevano svolgere spettacoli di varietà perchè il vescovo non lo permetteva. Dopo il ’68 la società è divenuta più libera. Fosre moriremo democristiani ma almeno non bachettoni.

Mauro Rossija n. 2

19 novembre 2008

Mauro Strogoff: ti dirò, per uno che per questioni d’età ha potuto considerare il Sessantotto (con tutte le sue luci e le sue ombre) anche come un “gioco da grandi”, con tutto il fascino della cosa, adesso è un po’ spiazzante notare l’appannamento del mito, dovuto, si direbbe, più che a una rivisitazione storico-qualchecosa, al fatto che abbia stufato come argomento.

19 novembre 2008

prossima puntata: il Settantasette (e mi e ti e Toni Negri)

utente anonimo

19 novembre 2008

c’è tempo fino al 2017 per pensare un bel post

(svihnuhfvud)

19 novembre 2008

Sorrido, tutto vero. Oggi, 40 anni dopo, incrocio nell’ordine in via Torino 3 vigili con le moto, 30 poliziotti armati, 25 ragazzi con il cartello “la Catto che funziona” e qualche megafono e dietro 5 blindati della polizia. Altro che biciclette.

Altro che caroselli. Altro che.

Elena Petulia

19 novembre 2008

“..e così siamo usciti dal Sessantotto” è bellissimo…:-)

19 novembre 2008

inconnu: nel Settantasette ero adolescente (con l’acne), le protestarie tutte racchie, femministissime, tranne una compagna di classe che però stava con un liderino di quinta (più tardi studente a Bologna), e mi son buttato su posizioni riformiste.

svihnuhfvud: a pensarci fino al 2017 chissà che gioiellino ne esce …

Elena: quelli che ho incontrato quarantanni fa, però, le catene delle bici avevano l’aria di essere pronti ad usarle per colpire qualcuno, si fosse presentata l’occasione …

mafalda: grazie!

22 novembre 2008

questo è revisionismo! :-))

24 novembre 2008

Eccardo: puoi dirlo!