Frase: Il receptionist del motel Mizse sull’autostrada vicino a Kecskemét, un centinaio di chilometri a sud di Budapest, già mi conosce. Mi chiede perché me ne torno a Belgrado, visto che lì cadono le bombe. Una buona occasione per dire qualcosa di patriottico.
Solo molto più tardi mi è venuto in mente che, per esempio, avrei potuto rispondergli: “Magari non sono né utile né particolarmente indispensabile al mio Paese, ma il mio Paese mi è utile e indispensabile, eccome”. Invece, gli ho risposto: “Be’, io lì ci vivo”. (pag. 50)
Il parere (di un lettore dilettante): giornalista e scrittore, ma forse prima di tutto cittadino di Belgrado, l’autore annota piccoli e grandi avvenimenti nei giorni dei bombardamenti umanitari e anche dopo, nella caduta del regime miloseviciano e nell’affermarsi confuso della democrazia. Brevi schizzi che dovevano servire, nelle intenzioni iniziali, da spunto per racconti che non sono mai stati scritti. La raccolta, pubblicata nella sua traduzione italiana da una piccola casa editrice di Rovereto, interesserà soprattutto chi è intrigato dalle questioni balcaniche; la miscela di passione civile e disincantata ironia, però, tra dichiarazioni di cui presto pentirsi (la sera della cacciata di Slobo la radio lo chiama per un’intervista in diretta, ma sul tavolo ci sono ormai diverse bottiglie vuote), osservazioni sulle opportunità offerte dagli sviluppi della tecnologia militare di subire i bombardamenti tenendo le luci accese (tanto fa lo stesso), valutazioni sulla pericolosità delle accuse di tradimento sui giornali di regime in base al corpo dei caratteri impiegati, potrebbe incontrare il gusto anche di un pubblico più ampio.
Giudizio: buono (Gelmini riporta in auge i voti numerici e qui li si abbandona).


cap: tornavo oggi da Reggio Calabria dove siamo fuggiti dopo le 3 settimane di agonia di mia suocera, finalmente concluse col funerale. Un’esperienza straziante. Scendendo a Linate dopo 2 ore di viaggio mi sono dimenticato le 4 pagine del Riformista con le storie dei Serbi minoranza tra gli Albanesi che mi ero riproposto di leggere a casa. Leggendo il tuo post mi sono subito chiesto che cosa tu ne pensassi di Slobo. Non tanto come politico ma come uomo figlio di 2 suicidi; sia il padre che la madre si sono suicidati. Quanto questo ha influito secondo te sulle sue scelte? A me ha sempre lasciato molto da pensare. Sulla moglie non ho dubbi, era una troia degna della peggior Signora Ceausescu! Almeno quella l’hanno suicidata. E i figli Milosevic e Ceausescu? come un Bobo Craxi qualsiasi. Stessi nomignoli da figli rinco!
marcoscud: per il lutto quel che posso offrirti è un abbraccio virtuale, condoglianze. riguardo Slobo, non so quanto le vicende familiari abbiano influito sulle sue scelte politiche, so che al crollo del comunismo le classi dirigenti nei Balcani hanno cercato una nuova verginità nel nazionalismo, stinchi di santo al potere ce n’erano proprio pochi, anche all’esterno della Serbia e anche fra chi non aveva i genitori suicidi. by the way, sei un socialista cosentino? (tutto tornerebbe, in fondo)
cap: no proprio Milanese, nato a Varese per via di sfollamento bellico, ma tornato a Milano (mitica zona del Giambellino del Cerutti Gino nel 1950). Studiato al Collegio San Carlo di Milano dalla 2° elementare fino alla 5° Liceo Scientifico. Dopo 4 settimane di una terribile esperienza che ci ha messo davanti a tutte le cose di moda degli ultimi anni (il Sondino per l’alimentazione, il testamento Biologico ed una agonia finale di 6 ore e mezzo) abbiamo accettato l’offerta di amici trasferiti a Reggio, dove mia figlia ha la sua migliore amica. Per noi la prima volta in Calabria e la prima volta a vedere i Bronzi. Unici obiettivi proibiti NON fotografati. Tutti gli altri li ho fotografati all’Italiana, una mancia di 5 Euri al guardiano di turno e lui diventava cieco! Siamo usciti dal mondo per 6 giorni. Ho riletto oggi i primi giornali e mi sono riconnesso a Internet. Unica concessione alla tragica cronaca avere visto un’ora del funerale di stato Venerdì, durante una pausa per mangiare in uno stupenda visita della punta della Calabria (Stilo, Gerace e Scilla tra l’altro) con ben 600 foto (poi la batteria della mia Sony si è suicidata). Quello che mi ha colpito, a parte le bare allineate, è stata in questi 6 giorni in mezzo a gente semplice e più povera di me, vedere la sincera partecipazione ad un lutto che sentivano proprio. Senza critiche e neppure battute polemiche. Troppo colpiti da una tragedia che poteva essere successa a loro. Nessun comico del Travaglino o l’orribile Santoro. Gente umile ma buona e sincera! Sinceramente di aggiungere le mie stupide spiritosaggini al post sull’Abruzzo mi ha fatto ribrezzo! Anche noi cattivi a volte sappiamo contenerci!
cap: lasciando stare le vicende personali e tornando invece a Slobo…
Ti sei mai chiesto perchè i grandi dittatori (quelli veramente sanguinarii) siano sempre stati della nazionalità dei peggiori nemici del popolo che angariarono per anni? Pensa a Stalin, Georgiano, che per anni si crogiolò nella libidine di uccidere più Russi che poteva. Lo fece perchè era pazzo, perchè gli piaceva o perchè pensava che fosse suo dovere personale continuare il sogno dei suoi avi: “L’unico Russo buono è quello morto”? E Tito che era un Croato che governò la Jugoslavia dove la principale etnia erano i Serbi, che il suo conterraneo Ante Pavelic cercò di sterminare come se fosse suo dovere “divino”? E Slobo che era Montenegrino, che tra i propri sogni doveva considerare anche lo sterminio dei Serbi come “cosa buona e giusta”? In fin dei conti Slobo poteva anche decidere che avrebbe difeso la vecchia Jugoslavia passando sul corpo dell’ultimo Serbo!