In Italia non se ne è saputo niente, mi pare. Comunque trovo il link a questa notizia della Radiotelevisione della Svizzera Italiana e diffondo.
Ognuno faccia le sue valutazioni.
Sono peggio degli sfondi neri, molto peggio del puntatore che si mette a fare le bolle di sapone o diventa improvvisamente una farfallina, peggio di quasi tutto nella navigazione sul web; quando le incontri, dopo qualche istante di sbigottimento, cerchi subito dov’è lo skip intro, quindi:
GIÙ: le animazioni flash in apertura di un sito.
All’inizio l’avrà forse favorito il fatto che veniva dalla Russia, in un epoca che da quella parte si temeva venisse ben altro, ma l’idea delle forme geometriche da far incastrare funziona a prescindere; dopo venticinque anni, compiuti pochi giorni fa, ci si gioca ancora volentieri, quindi:
SU: il Tetris.
Non si può continuare a parlare solo di politica, no?
Alla partita, lo spareggio per rimanere in serie D, domenica scorsa ci sono andato con mio figlio che ha lo stesso nome del centravanti. Bastava pareggiare, ma nel mio delirio da tifoso sognavo una vittoria, con gol del centravanti e tutto lo stadio a chiamarne il nome.
Il centravanti non ha segnato e nel finale la squadra ha subito due incredibili gol1. Il pargolo non l’ha presa a male, si è divertito per i cori scurrili dei tifosi e tornando a casa mi ha chiesto come è stato possibile perdere. Ho accennato in modo sconnesso al destino cinico e baro.
Trento 1921 – Montecchio 1 – 3
- l’anno prossimo si giocherà in Eccellenza, che non è solo l’appellativo con cui ci si dovrebbe rivolgere ai Ministri della Repubblica, ma anche una serie calcistica molto minore. ↩
La nottata elettorale è un genere televisivo a sé.
Domenica sera ho saltabeccato tra Vespa, che schierava il sempre battagliero La Russa e una almeno per me inedita Giovanna Melandri con occhiali da presbite, e Piroso che su La7 ha azzardato un instant poll e poi diretto un dibattito tra opinionisti.
Dopo un po’ di RAI, ad un certo punto sono tornato su La7 e lì ho visto una cosa di quelle che fanno dubitare del futuro di questo Paese. Antonello Piroso, comasco, classe 1960, un bravo professionista, in maniche di camicia, esibiva sull’avambraccio con la naturalezza che ti aspetteresti da Gino Flaminio il tattoo di ordinanza. Giapponese.
S’è tenuto botta nel Nord Ovest, nel Nord Est, nel Centro e nelle Isole. Tutto lascia credere che si terrà Bologna e si terrà Firenze. Visto lo scampato pericolo, ché il PDL veniva dato dai sondaggi al 40% e più, ma tanti suoi elettori sono rimasti a casa e alcuni hanno svoltato verso l’UDC, saremmo qua a stappare bottiglie. Invece ‘o Sud col PD è stato avaro e ha dato il 10% a Di Pietro e il 5% a Vendola, ché almeno il primo si capisce cosa vuole, legge e ordine, mentre il secondo è puro sentimento. Poi però ci si ricorda che il Mezzogiorno era stato preso in cura da D’Alema.
In fondo, si può trovare a una spiegazione a tutto.
Da anni sempre il solito film, cambia solo il titolo, sempre il solito personaggio, un bamboccione fuori quota ché la Regione Toscana avrebbe anche diritto di chiedere i danni per gli effetti nefasti sull’immagine dei locali, alle prese con la solita moracciona felina da conquistare. Secondo le ultime notizie adesso ha in programma di “far rivivere Marilyn” in un cine-panettone. Quel che è troppo è troppo:
GIÙ: Leonardo Pieraccioni.
Da Napoli ti aspetteresti, se non proprio Gennaro, Ciro o Pasquale. Invece c’è il più classico dei nomi working class di non importa quale città italiana, un nome che, se ti metti nei guai, a difenderti non c’è un principe del Foro, un nome che, in caso di due di picche, può succedere che non dai di testa, dai interviste. Tienilo a mmente chi e ‘o bbuono e chi ‘o malamente, dice la canzone; come fosse sempre facile distinguere. Nel dubbio:
SU: Gino Flaminio.

