Gli ingredienti delle escursioni in montagna, altrimenti dette trekking sono ben noti: panorami (“con quel profilo, mi ci gioco i gioielli, è il Catinaccio d’Antermoia!”), natura (“che apertura alare, sarà un’aquila?”), performance (“ce l’abbiamo fatta, XY metri di dislivello!”). Tutto bello. Dopo un po’, però, sarà che col tempo l’aspetto prestazionale tende a stabilizzarsi, sarà che gli equivoci sui profili delle montagne sono molto frequenti, sarà quel che sarà, la gente, un po’ come per l’iPhone, tende a farsi prendere dai dettagli.
Così c’è chi trova soddisfazione nel portare capi particolarmente tecnici, chi arriva in vetta per guardarsi attorno con il cannocchiale leggero e potente, chi ha un fremito di piacere nel sistemare i bastoncini telescopici. Ecco, di me, da quest’anno, si può dire che vado in montagna principalmente per portare in giro la fiaschetta tascabile in acciaio inossidabile (voglio dire, in caso di maltempo può essere decisiva).