Bisogna provarle tutte e oggi il presente blog si lancia per la prima volta nel food blogging.
Chi scrive frequenta poco i fornelli, ma vanta una piccola esperienza in tema di zelten dalla volta che, un lontano Natale caratterizzato da una contagiosissima influenza, unico sano, sentì la chiamata. No zelten no christmas, andava fatto. Riuscì inaspettatamente bene.
Il zelten – in italiano sarebbe lo zelten, però suona malissimo – è la variazione trentina, e perciò povera, dell’originale tirolese: der Zelten. Come la Gallia ai tempi di Cesare, anche il nostro dolce si compone di tre parti:
- l’impasto,
- la frutta secca,
- la decorazione.

Per una migliore organizzazione è meglio cominciare dalla frutta secca. L’ortodossia prevederebbe 150 grammi di noci, evitate le californiane che san di niente, 150 grammi di fichi secchi tagliati a fettine sottili, 50 grammi di uvetta sultanina e 50 di pinoli. A seconda dei gusti si possono variare le proporzioni o aggiungere un po’ di cedro candito tagliato a dadetti o altri ingredienti. Sia come sia, mescolate il tutto e tenete da parte.
Per l’impasto servono 300 grammi di farina, 150 di zucchero, meglio se integrale, 100 di burro, 4 uova e 2 bustine di lievito. Si lavora il burro con lo zucchero, aggiungendo poi farina, se serve latte freddo, e le 4 uova. Ottenuto un insieme morbido e omogeneo, si aggiunge il lievito e si lavora per un quarto d’ora.
A questo punto all’impasto va aggiunta la frutta secca, creando un composto compatto e omogeneo. Si imburra una tortiera di 26 cm di diametro e vi si mette il composto.

Manca la decorazione, una cosa semplice: si prende un tot di mandorle sbucciate e le si mette a casaccio sul composto, premendo leggermente.

È fatta, non resta che infornare a 180° per 40 minuti e il zelten è pronto.
Buon appetito.