Alla sua domanda (perché non volete parlare del comunismo?) rispondo, caro Gloria, che le biblioteche e le librerie sono piene di libri sulle sue malefatte e che i giorni della memoria, contrariamente all’opinione corrente, non servono necessariamente a costruire un futuro migliore.
Sergio Romano, Corriere della Sera, 1 febbraio 2012, pag. 43
Ci sono molti motivi per cui una domenica nebbiosa va considerata una benedizione. Per esempio, per chi non ha un iPad, c’è il piacere di sfogliare i giornali vecchi, per vedere se nella fretta dei giorni di lavoro non s’è perso qualcosa, prima di metterli nel bidoncino giallo della carta.


Beato te. Io smisi di comprarli quando mi accorsi che passavano direttamente dall’edicola alla raccolta differenziata. Una volta a settimana buttavo via minimo 5 giornali intonsi.
L’iPad non ce l’ho più. L’ha ereditato il figlio (a cui si è fottuto il PC) in attesa che il papà trovi soldi per un suntuoso Mac pure a lui. Che almeno durano 4 o 5 anni (spero di più) e non 1 anno massimo come i PC. :(
a quando una Giornata della Memoria Pisquana?
Questo, tanto per la precisione mi è piaciuto.
Se io e il Vostro fossimo amici, lo resharerei.
Ma mi succede spesso anche con la Soncini.
E’ tanto grave?
Deve essere uno dei primi indizi della Sindrome di Stoccolma.
Passi la dissociazione (“il Vostro”), ma che vuol dire resharare? :-)
Condividere. Ma mi sembra sempre riduttivo perché dividere qualcosa con qualcuno mi pare meno che moltiplicare qualcosa diffondendolo ad altri.
Almeno con Share si dice lo stesso ma non suona dividere, almeno in Italiano.
In Inglese è ancora più forte come significato di dividere CON altri. Infatti si dice proprio, di uno che deve fare le parti di un piatto: “Share, and share Alike”. :)