CAPORALE REYES web-log gli appunti di un antipatico
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[In febbraio qui si sono visti ben tre film, che per le abitudini correnti è un discreto record. In mancanza di idee migliori ci si scrive un post.]

L’uomo che verrà: recitato in dialetto emiliano, ma dopo due minuti non lo si nota già più, descrive nove mesi della vita di una famiglia di contadini dell’Appennino che tenta di barcamenarsi con la bussola della propria etica rurale nei giorni della lotta tra partigiani e nazi-fascisti. Da vedere solo se ci si sente emotivamente robusti.

Avatar: gli effetti funzionano ottimamente, tanto da lasciare l’impressione che tra qualche anno i film saranno tutti girati in 3D; la storia parte alla grande, ma perde un po’ di tensione, almeno per i non appassionati del genere, nei momenti dell’apprendistato di vita aliena da parte dell’avatar, regge comunque bene le quasi tre ore di visione. Se poi il film è o no, come è stato detto, un capolavoro, ognuno lo decida per sé.

Il concerto: una favola per grandi e piccini, una storia di Sconfitta (ingiusta) e Riscatto (possibile): un direttore d’orchestra brutalmente messo da parte in epoca brezneviana vede la possibilità di tornare a dirigere un concerto tren’anni dopo. Bello credere alle favole, per qualche ora, brutto, almeno per i più duri, non poter dare la colpa degli occhi lucidi al fumo, ché da anni nei cinema non si fuma più, o a qualche allergia, ché siamo ancora in inverno.

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I quattro amministratori e manager di Google condannati fra le polemiche1 per la messa in rete del video delle molestie allo studente handicappato si chiamano: David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer e George Reyes.

  1. un parere personale da ignorante giuridico: fatto bene.
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Nella circoscrizione di Trento al referendum la Monarchia fu scelta da 34.000 elettori e la Repubblica da 192.000, il sestuplo. E anche in seguito l’ambiente dove sono cresciuto non ha mai brillato per simpatie savoiarde1.

Sarà per questo che tendo ad attribuire il buon risultato di Emanuele Filiberto al Festival ai fan di Pupo.

  1. monarchico!” impiegato solo e sempre come bonario insulto; che potesse essere una vera posizione politica non è mai passato per la testa a nessuno, credo.
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Image courtesy of LA STAMPA.it

Mi piacciono i bambini, ma lei non era fatta per fare la mamma.

Marilyn Manson su Dita von Teese

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Su Friendfeed non mancano uscite intelligenti e umorismo sottile. Sono però dispersi in un mare di parole. Ieri, dopo una di quelle giornate sempre sul pezzo, una domanda che ci si dovrebbe fare più spesso: ’sta cosa mi dà di più del tempo che ci spendo?

L’account di Facundo T. si prende una pausa.

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C’è questo, il nuovo Paolo Giordano, dicono, che fa il supplente in un liceo e in una classe, a un anno di distanza, trova ancora i riverberi dell’emozione per una compagna portata via dalla leucemia. Devono essere riverberi forti, toccano anche lui e vuole scriverci un libro. Le prime versioni, i compagni di classe le rileggono, inizialmente tutto fila liscio anche con la famiglia della ragazza. Ma quando parte il battage, i primi articoli sui giornali, le indiscrezioni che cominciano a circolare – la casa editrice è Mondadori, mica una di Rovereto -, la madre esprime forte disagio, fa sapere che la cosa la fa stare molto male.

Niente, tutto qua, non c’è una morale particolare, non c’è chi ha ragione e chi ha torto, ma il blog è anche un po’ un archivio e questa storia volevo appuntarmela.

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Un nuovo social network per il cazzeggio senz’alibi. La logica è: scatena il tuo Marzullo interiore.

Provato anche questo, naturalmente. I server sono sembrati un po’ affaticati, per cui non è detto che duri1.

  1. del resto, anche tra i social networks, sono i migliori a morire giovani.
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Da lettore debole non avrei un gran diritto a discutere di libri digitali e relativi lettori, ma, vabbé, sono un blogger e lo faccio lo stesso.

Ve lo ricordate1? Era la metà degli Ottanta e qualcuno, la luce del convertito negli occhi, vi parlava dell’ultimo grido in fatto di musica. L’acquisto si era portato via un sacco di soldi, ma ne valeva la pena, si sentivano le note una per una, senza fruscii, pareva di essere in sala di registrazione o sotto il palco, se era un live, e che comodità, inserivi e premevi play, basta con la polvere, e la modalità random, e poi, e poi.

I compact disc, naturalmente. Dal punto di vista visivo tattile assolutamente deprimenti2, la musica che ne usciva era in realtà un pastone metallico3 alla faccia della tanto decantata maggiore qualità sonora. Ma i laudatori del nuovo supporto continuavano ad aumentare, si compravano sempre più CD e, raggiunta una certa base, case discografiche e negozianti avevano cominciato a ridurre lo spazio per i vinili. Il tempo passava, se ne trovavano sempre meno 4 ed anche i più riottosi ad un certo punto hanno dovuto adeguarsi. Poi, su questo hanno giocato anche altri fattori, le cose sono andate avanti: gli ex negozi di dischi, dove ormai si trovavano solo compact disc, hanno iniziato a chiudere5.

Ecco, per dire che l’interesse attuale di una certa blogosfera da tramezzino sugli e-book ha un che di già visto6. Le due principali ragioni portate a favore dell’e-book sono la comodità di lettura – ma quando mai leggere un libro è stato scomodo? – e il potersi potare appresso un’intera libreria – ma chi ha mai desiderato di portarsi in viaggio o in vacanza più di qualche libro? Però, come si è visto nel caso dei compact disc, un prodotto sostanzialmente inutile, se non peggiorativo dell’esistente, può trovare un suo mercato e provocare sconquassi. In questo caso il rischio è che potremmo trovarci relativamente presto ad avere difficoltà a trovare i libri di carta che vorremmo nelle librerie che siamo soliti frequentare e, un po’ più tardi, ad avere difficoltà a trovare anche le librerie stesse. Forse la partita è già perduta, chi lo sa, nel frattempo un buon proposito per il futuro: non regalare e-reader e, nel caso in cui se ne ricevesse uno, farselo cambiare senza indugio.

  1. domanda retorica rivolta ai lettori di una certa età, over 35 diciamo, gli eventuali altri si fidino.
  2. senza arrivare alla copertina di Sticky Fingers, che raffigurava un paio di blue jeans con una vera cerniera, chi non ha mai tenuto in mano un vero LP ha perso qualcosina dal punto di vista del piacere sensoriale.
  3. una questione di campionamento, spiegheranno in seguito, i primi CD campionavano alla sanfason, e ci sarebbero voluti anni per arrivare a un livello paragonabile a quello di un medio impianto per vinile.
  4. nel ‘93 l’ultimo LP acquistato dal vostro blogger: Pop Pop di Ricky Lee Jones.
  5. in città un paio si sono buttati sull’abbigliamento in franchising, un altro sui videogiochi, mentre i due rimasti si sono divisi il mercato: uno va sul commerciale – Laura Pausini, Andrea Boccelli e compagnia – e sulla classica, ma continua ad avere sempre meno varietà sugli scaffali, l’altro lavora per le discoteche, cura le nicchie di mercato ed ha una sezione di vinili.
  6. l’unica sostanziale differenza è che adesso i convertiti non li incontro di persona, ma online.
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Ci lascia anche Eric Rohmer, aveva raggiunto un inaspettato successo di pubblico con la riduzione di “la Marchesa di O” da un racconto dello scrittore romantico von Kleist. Nelle sue pellicole non succedeva niente o quasi, si raccontava di amicizie e solitudini. Al vostro blogger era piaciuto molto il raggio verde1.

  1. AGGIORNAMENTO: chi invece si sia strasfracellato i santissimi alla vista de il raggio verde troverà soddisfazione leggendo, ed eventualmente commentando, questo post.
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Stjepan “Stipe” Mesić è ancora per pochi giorni il presidente della Croazia: sarà sostituito dal vincitore del ballottaggio di domani tra Ivo Josipović e Milan Bandić.

Prima di lasciare la carica ha pensato bene di ridurre di un anno la pena che doveva scontare Siniša Rimac, una ventina di civili serbi uccisi nei primi anni Novanta fra cui una ragazza di 12 anni e i suoi genitori, serbi residenti a Zagabria. Rimac aveva subito una condanna a 8 anni che, si direbbe, secondo Stipe era eccessiva.