Sono rimasto molto impressionato dalla carneficina di Oslo e Utøya e, anch’io come molti, credo, ho provato a leggere l’enorme tomo messo online da Anders Behring Breivik.
Probabilmente negli archivi di polizia ci sono molti simili memoriali scritti da gente che voleva salvare il mondo e ha combinato disastri, col 2.0 saranno sempre più disponibili al vasto pubblico. Mi sono annoiato abbastanza presto delle banalità sullo scontro di civiltà e sull’Europa calabrachista, lette in giro tanto spesso in questi anni, che occupano la prima parte del memoriale. Visto che la cosa continuava apparentemente sullo stesso tono per centinaia di pagine ho spostato il cursore in avanti fin quasi alla fine del file, fermandomi a caso proprio nel punto dove c’è il curriculum vitae.
Il primo senso di vertigine mi è venuto alla voce “professione” dove, dopo qualche mansione più o meno ordinaria, l’autore si chiede se sia il caso di aggiungere “templare” e “martire”. Se lo chiede e mette una faccina. Subito dopo ho notato la classica autodescrizione che ogni candidato mette nel curriculum. Personality: optimistic, pragmatic, ambitious, creative, hard working. Ma questo è completamente fuso, mi sono detto. Ché, fra l’altro, a parte hard working e magari anche creative, sono cose che io potrei mettere nel mio, di curriculum. Poi mi sono fermato e ho messo a fuoco che, dal suo punto di vista, Breivik è veramente ottimista e pragmatico, ambizioso, creativo e lavoratore. Il disagio si è fatto più forte e ho chiuso il file.