Probabilmente si smette di essere veri blogger quando scompare quella spensieratezza leggera che lascia scrivere la prima cosa che passa per la testa senza tante autocritiche e autocensure. In questi giorni ho iniziato e poi interrotto ben tre post. Qualcosa del blogger però mi è rimasto perché, prima di cancellarli, li riassumo qui1.
Il primo aveva come titolo provvisorio Lo sdoganamento e si riferiva allo spazio dato dai siti giornalistici alle voci su quanto rimarrebbe da campare a Steve Jobs. L’idea era che l’antico dibattito su differenze e similitudini tra giornalismo e blogging aveva trovato un nuovo argomento: l’apertura delle edizioni online dei quotidiani a una specie di fantamorto. Mi sono fermato quando mi sono accorto che la stavo buttando sul “si stava meglio quando si stava peggio”.
Il secondo nasceva dall’emozione manifestata da Nicole Kidman verso la madre surrogata di sua figlia. Ammessa la possibilità che una discreta attrice possa recitare un pianto, avrei considerato come la tecnologia, anche quella medica, cambi le nostre vite, che in fondo sono sempre cambiate, non ci sono più le balie e le levatrici che sentivo citare come una realtà presente quando ero bambino, per esempio. Alla fine le emozioni restano, sembra. Il titolo? L’amore al tempo degli uteri in affitto (all’inizio mi piaceva, poi meno).
Il terzo post avrebbe riportato la notizia delle dimissioni del ministro della Difesa tedesco per aver scopiazzato la tesi di dottorato. Si sarebbe titolato Ich möchte ein Berliner sein (vorrei essere un Berlinese). In nota avrei aggiunto che andava bene anche una città del Sud, tipo Monaco di Baviera, o località meno note, ma sempre tedesche, e ne avrei fatto un lungo elenco: Coblenza, Heilbronn, Pforzheim, Schwäbisch Gmund … Qualche minuto e ho smesso di lavorarci: animo, mi son detto, l’avvilimento per avere un premier che telefona in Questura per Ruby Rubacuori la nipote di Mubarak deve essere contrastato, non assecondato.

