Argomento : letture

Heinrich Harrer, Sette anni in Tibet (trad. Guido Gentili), Oscar Mondadori

Frase: Ero senza dubbio il primo europeo a cui era permesso fermarsi nel Potala e nel giardino d’estate del dio-re. Fui perciò in grado di ammirare le splendide piantagioni del parco, alberi frondosi e conifere, trasportati da tutte le parti del paese, nonché le magnifiche mele, pere e pesche destinate alla mensa del Dalai Lama. Una schiera di giardinieri curava le aiole, potava gli alberi e teneva puliti i viali. … Le sentinelle facevano il saluto a ogni nobile a partire dal quarto grado, e anch’io ero oggetto di tanto onore. (pag. 233)

Il parere (di un lettore dilettante): i tentativi di evasione dal campo di internamento inglese in India, l’assottigliarsi del gruppetto dei fuggiaschi verso e oltre il confine con i Tibet, gli inganni per evitare i decreti di espulsione dal Paese, l’arrivo dell’autore e del suo collega alpinista Aufschneiter a Lhasa, la città proibita. Lì riescono dapprima a farsi accettare dall’elite tibetana, evitando così la temuta consegna agli ingesi, per poi ricevere incarichi dal governo, la stesura della prima mappa di Lhasa o la regimazione di qualche tratto di fiume, fino all’incontro con il giovane Dalai Lama di cui Harrer diventerà una sorta di precettore. Lasceranno il Tibet solo nell’autunno del 1951, incalzati dall’esercito cinese che sta invadendo il Paese. Sette anni in Tibet non si legge per la qualità letteraria, è infatti una rielaborazione abbastanza elementare degli appunti presi dallo scalatore stiriano, ma per la storia incredibile e per le numerose informazioni sui costumi e sulla società tibetana negli ultimi anni dell’indipendenza. Festività e credenze religiose tanto importanti in un Paese teocratico, pratiche mediche, usanze matrimoniali, la tensione latente tra innovatori e conservatori nella società locale, qualche nota storica, nel libro si trova davvero di tutto. E se anche Harrer non riesce come vorrebbe a convertirci alla causa tibetana, troppo lontana ed estranea, la sua avventura non si lascia dimenticare tanto facilmente.

Giudizio: discreto.

Argomento : letture

Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori

Frase: Ma c’è una domanda che continua ostinata a perturbarmi: perché, dopo tanti anni, il ritmo delle mie performance onanistiche non è affatto diminuito rispetto a quello fastosamente inaugurato vent’anni fa in terra d’Israele? (pag. 75)

Il parere (di un lettore dilettante): uno dei personaggi principali si chiama Bepy – con la ipsilon, non con la i come tutti i Bepi che capita di incontrare e come dev’essere -, una tale fonte di irritazione che anni fa m’aveva fatto subito richiudere il libro. Vale però sempre la pena di dare a tutti una seconda possibilità. Il libro è a suo modo un affare, paghi uno e prendi due: saga familiare all’interno della borghesia ebreo-romana e romanzo di formazione nei rutilanti anni Ottanta, e può farsi apprezzare per l’ambientazione insolita e la disincantata ironia. Una lettura piacevole sotto il sole morbido di fine estate, insomma. E pazienza se la ricercatezza lessicale, i “languori postprandiali” nella “luce adamantina”, sembra qualche volta prendersi gioco del lettore.

Giudizio: buono +.

Argomento : letture

Mauro Buffa, Sulla Transiberiana, Ediciclo

Frase: Il pomeriggio scorre lentamente tra letture e partite a dama con i compagni di viaggio.
È quasi sera quando arriviamo alla stazione di Ulan Ude (chilometro 5640 della Transiberiana, + 5 ore di fuso orario da Mosca). Siamo nel cuore della  Russia asiatica, lo dicono i volti dei passanti e l’odore di spezie nell’aria fredda. (pag. 53)

Il parere (di un lettore dilettante): salire sul treno che porta da Mosca a Vladivostock un giorno di agosto del 2008 per rimanerci un mese, con soste lungo l’interminabile tragitto e un paio di deviazioni verso il lago Baikal e la repubblica di Tuva ai confini con la Mongolia. Il libro raccoglie la cronaca di quel viaggio con capitoli dedicati alle città visitate e quelle viste solo dal finestrino, all’enigma delle statue di Lenin sopravvissute al crollo del comunismo, alle tracce delle religioni orientali, alle persone incontrate. Potrà catturare l’interesse anche di chi non ha mai letto Michele Strogoff, mito fanciullesco dell’autore, e chi per le sue vacanze non disdegna una dimensione pianamente turistica. L’impressione però è che non venga giocata fino in fondo una insospettata1 verve narrativa che emerge fra le pagine, quando chi legge rivive l’emozione alla partenza dell’adulto che sta per realizzare un suo sogno bambino o la sorpresa alla vista della autista in vestito fantasia sul tram nr 2 di Irkutsk, per ripiegare il più delle volte su un decoroso standard di cronista di viaggio.

Giudizio: buono.

  1. forse andava scritto prima: conosco l’autore da qualche decennio.
Argomento : letture

Mordechai Richler, La versione di Barney (trad. Matteo Codignola), Adelphi

Frase: Sono nervoso, continuo a passeggiare avanti e indietro in soggiorno. So che alle undici deve venire qualcuno a intervistarmi, ma non riesco a ricordarmi chi, né perché. Me l’ero segnato su un post-it, che però non trovo più. Ieri in macchina stavo per prendere una curva quando improvvisamente mi sono reso conto di non sapere dov’era la terza. Ho dovuto superare la curva, fermarmi e mettere in folle, quindi fare un po’ di pratica con il cambio.
Un momento. Ci sono. Sto aspettando la ragazza che conduce La vita di Lesbo alla radio studentesca della Mc Gill University, e che sta preparando la tesi di dottorato su Clara. (pag. 136)

Il parere (di un lettore dilettante): chi lo sa se è vero che i libri vanno letti quando sono di moda. Alla sua uscita la versione di Barney colpì soprattutto per il sarcasmo anti politically correct, tanto che Il Foglio ne fece una bandiera e forse ospita ancora una rubrica titolata Andrea’s version. Quasi quindici anni dopo quella polemica ha perso freschezza e energia, avercene in questi giorni di correttezza politica!, e a leggerlo adesso è soprattutto un libro malinconico. La storia di una vita disordinata, una gioventù rimpianta, tre mogli, un grande amore finito, amici bohemien, rancori e una reputazione da difendere. Il personaggio di Barney ogni tanto va un po’ fuori giri – il lettore dilettante dopo aver saputo che il nostro ama l’hockey, il buon wiskhy e i sigari Montecristo, verso la fine scopre anche la passione per il tip tap e si chiede se non sia troppo -, ma il libro è scritto bene, la confusione dei ricordi sufficientemente ambigua e divertente la trovata delle note a piè pagina che correggono pedantemente le imprecisioni del testo. E poi a suo modo “la versione” è anche un giallo; che, dopo aver seminato impercettibili indizi qua e là, trova soluzione solo all’ultima pagina.

Giudizio: distinto.

Argomento : letture

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli

Frase: Dietro la scrivania di don Calogero fiammeggiava una oleografia di Garibaldi e (di già) una di Vittorio Emanuele, fortunatamente collocata a destra; bell’uomo il primo, bruttissimo il secondo affratellati però dal prodigioso rigoglio del loro pelame che quasi li mascherava. Su un tavolinetto vi era un piatto con biscotti anzianissimi che defecazioni di mosche listavano a lutto e dodici bicchierini tozzi colmi di rosolio: quattro rossi, quattro verdi, quattro bianchi: questi, in centro; ingenua simbolizzazione della nuova bandiera che venò di un sorriso il rimorso del Principe che scelse per sé il liquore bianco perché presumibilmente meno indigesto e non, come si volle dire, come tardivo omaggio al vessillo borbonico. (pag. 107)

Il parere (di un lettore dilettante): la frase, quella famosa, “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, non è del principe di Salina, ma del nipote prediletto, Tancredi, che si arruola tra i garibaldini non si capisce quanto per calcolo e quanto per convinzione. Sicilianità, cambiamento politico e cambiamento sociale; il principe osserva con disillusione e fastidio, mentre Tancredi sposa la sensuale figlia di don Calogero, nuovo sindaco di Donnafugata, emergente trafficone. Un capolavoro, lo avverte anche chi non trova niente di disdicevole nel discutere del prezzo del caciocavallo. Chissà come mai, chissà per quale pregiudizio, Elio Vittorini, che lesse il manoscritto con l’autore ancora vivente, non se ne accorse e negò la pubblicazione.

Giudizio: ottimo.

Isabella Bossi Federigotti, Amore mio uccidi Garibaldi, Longanesi

Frase: Come posso giocare in queste condizioni? Mi hanno obbligato perché ero l’ultimo ufficiale rimasto. Per salvarmi da questa partita quotidiana, mi chiudo in camera e faccio silenzio, in modo che pensino che sono in giro. Ma il generale Kuhn l’ha scoperto e viene a bussare lui stesso. Mentre la gente combatte i generali giocano; sembra che le carte calmino loro i nervi. (pag. 104)

Il parere (di un lettore dilettante): anche qui il Risorgimento e anche qui un matrimonio. Ma stavolta lui è roveretano, di piccola nobiltà, canterino, arruolato tra gli ussari dell’Imperatore, cerca moglie in quel di Vienna. La trova molto aristocratica e molto ricca; non è bellissima e in più il suocero lesina sulla dote, ma non si può aver tutto dalla vita. Garibaldi attacca e il roveretano va a difendere il fronte, son cose però viste in un’ottica molto privata: si racconta la storia di un affetto coniugale ai confini sud dell’Impero. Quando uscì, nel 1980, il libro ebbe un successo inaspettato; quasi interamente epistolare, si lascia leggere piacevolmente anche oggi.

Giudizio: buono.