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	<title>CAPORALE REYES web-log &#187; letture</title>
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			<title>CAPORALE REYES web-log</title>
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		<title>Il Tibet, una volta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 22:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Harrer]]></category>
		<category><![CDATA[Tibet]]></category>

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		<description><![CDATA[Heinrich Harrer, Sette anni in Tibet (trad. Guido Gentili), Oscar Mondadori Frase: Ero senza dubbio il primo europeo a cui era permesso fermarsi nel Potala e nel giardino d&#8217;estate del dio-re. Fui perciò in grado di ammirare le splendide piantagioni del parco, alberi frondosi e conifere, trasportati da tutte le parti del paese, nonché le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Heinrich Harrer, Sette anni in Tibet (trad. Guido Gentili), Oscar Mondadori </strong><em></em></p>
<p><em>Frase</em>: Ero senza dubbio il primo europeo a cui era permesso fermarsi nel Potala e nel giardino d&#8217;estate del dio-re. Fui perciò in grado di ammirare le splendide piantagioni del parco, alberi frondosi e conifere, trasportati da tutte le parti del paese, nonché le magnifiche mele, pere e pesche destinate alla mensa del Dalai Lama. Una schiera di giardinieri curava le aiole, potava gli alberi e teneva puliti i viali. &#8230; Le sentinelle facevano il saluto a ogni nobile a partire dal quarto grado, e anch&#8217;io ero oggetto di tanto onore. <em></em>(pag. 233)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: i tentativi di evasione dal campo di internamento inglese in India, l&#8217;assottigliarsi del gruppetto dei fuggiaschi verso e oltre il confine con i Tibet, gli inganni per evitare i decreti di espulsione dal Paese, l&#8217;arrivo dell&#8217;autore e del suo collega alpinista Aufschneiter a Lhasa, la città proibita. Lì riescono dapprima a farsi accettare dall&#8217;elite tibetana, evitando così la temuta consegna agli ingesi, per poi ricevere incarichi dal governo, la stesura della prima mappa di Lhasa o la regimazione di qualche tratto di fiume, fino all&#8217;incontro con il giovane Dalai Lama di cui Harrer diventerà una sorta di precettore. Lasceranno il Tibet solo nell&#8217;autunno del 1951, incalzati dall&#8217;esercito cinese che sta invadendo il Paese. Sette anni in Tibet non si legge per la qualità letteraria, è infatti una rielaborazione abbastanza elementare degli appunti presi dallo scalatore stiriano<em></em>, ma per la storia incredibile e per le numerose informazioni sui costumi e sulla società tibetana negli ultimi anni dell&#8217;indipendenza. Festività e credenze religiose tanto importanti in un Paese teocratico, pratiche mediche, usanze matrimoniali, la tensione latente tra innovatori e conservatori nella società locale, qualche nota storica, nel libro si trova davvero di tutto. E se anche Harrer non riesce come vorrebbe a convertirci alla causa tibetana, troppo lontana ed estranea, la sua avventura non si lascia dimenticare tanto facilmente.</p>
<p><em>Giudizio</em>: discreto.</p>
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		<title>Letti quest&#8217;estate/3</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 06:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alessandro Piperno]]></category>

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		<description><![CDATA[Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori Frase: Ma c&#8217;è una domanda che continua ostinata a perturbarmi: perché, dopo tanti anni, il ritmo delle mie performance onanistiche non è affatto diminuito rispetto a quello fastosamente inaugurato vent&#8217;anni fa in terra d&#8217;Israele? (pag. 75) Il parere (di un lettore dilettante): uno dei personaggi principali si chiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni, Mondadori </strong><em></em></p>
<p><em>Frase</em>: Ma c&#8217;è una domanda che continua ostinata a perturbarmi: perché, dopo tanti anni, il ritmo delle mie performance onanistiche non è affatto diminuito rispetto a quello fastosamente inaugurato vent&#8217;anni fa in terra d&#8217;Israele? <em></em>(pag. 75)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: uno dei personaggi principali si chiama Bepy &#8211; con la ipsilon, non con la i come tutti i Bepi che capita di incontrare e come dev&#8217;essere -, una tale fonte di irritazione che anni fa m&#8217;aveva fatto subito richiudere il libro. Vale però sempre la pena di dare a tutti una seconda possibilità. Il libro è a suo modo un affare, paghi uno e prendi due: saga familiare all&#8217;interno della borghesia ebreo-romana e romanzo di formazione nei rutilanti anni Ottanta, e può farsi apprezzare per l&#8217;ambientazione insolita e la disincantata ironia. Una lettura piacevole sotto il sole morbido di fine estate, insomma. E pazienza se la ricercatezza lessicale, i &#8220;languori postprandiali&#8221; nella &#8220;luce adamantina&#8221;, sembra qualche volta prendersi gioco del lettore.</p>
<p><em>Giudizio</em>: buono +.</p>
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		<title>Letti quest&#8217;estate/2</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Transiberiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Mauro Buffa, Sulla Transiberiana, Ediciclo Frase: Il pomeriggio scorre lentamente tra letture e partite a dama con i compagni di viaggio. È quasi sera quando arriviamo alla stazione di Ulan Ude (chilometro 5640 della Transiberiana, + 5 ore di fuso orario da Mosca). Siamo nel cuore della  Russia asiatica, lo dicono i volti dei passanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Buffa, Sulla Transiberiana, Ediciclo</strong></p>
<p><em>Frase</em>: Il pomeriggio scorre lentamente tra letture e partite a dama con i compagni di viaggio.<br />
È quasi sera quando arriviamo alla stazione di Ulan Ude (chilometro 5640 della Transiberiana, + 5 ore di fuso orario da Mosca). Siamo nel cuore della  Russia asiatica, lo dicono i volti dei passanti e l&#8217;odore di spezie nell&#8217;aria fredda. <em></em>(pag. 53)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: salire sul treno che porta da Mosca a Vladivostock un giorno di agosto del 2008 per rimanerci un mese, con soste lungo l&#8217;interminabile tragitto e un paio di deviazioni verso il lago Baikal e la repubblica di Tuva ai confini con la Mongolia. Il libro raccoglie la cronaca di quel viaggio con capitoli dedicati alle città visitate e quelle viste solo dal finestrino, all&#8217;enigma delle statue di Lenin sopravvissute al crollo del comunismo, alle tracce delle religioni orientali, alle persone incontrate. Potrà catturare l&#8217;interesse anche di chi non ha mai letto Michele Strogoff, mito fanciullesco dell&#8217;autore, e chi per le sue vacanze non disdegna una dimensione pianamente turistica. L&#8217;impressione però è che non venga giocata fino in fondo una insospettata<sup class='footnote'><a href='#fn-10734-1' id='fnref-10734-1'>1</a></sup> verve narrativa che emerge fra le pagine, quando chi legge rivive l&#8217;emozione alla partenza dell&#8217;adulto che sta per realizzare un suo sogno bambino o la sorpresa alla vista della autista in vestito fantasia sul tram nr 2 di Irkutsk, per ripiegare il più delle volte su un decoroso standard di cronista di viaggio.</p>
<p><em>Giudizio</em>: buono.</p>
<div class='footnotes'>
<div class='footnotedivider'></div>
<ol>
<li id='fn-10734-1'>forse andava scritto prima: conosco l&#8217;autore da qualche decennio. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-10734-1'>&#8617;</a></span></li>
</ol>
</div>
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		<title>Letti quest&#8217;estate/1</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 05:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[La versione di Barney]]></category>

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		<description><![CDATA[Mordechai Richler, La versione di Barney (trad. Matteo Codignola), Adelphi Frase: Sono nervoso, continuo a passeggiare avanti e indietro in soggiorno. So che alle undici deve venire qualcuno a intervistarmi, ma non riesco a ricordarmi chi, né perché. Me l&#8217;ero segnato su un post-it, che però non trovo più. Ieri in macchina stavo per prendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mordechai Richler, La versione di Barney (trad. Matteo Codignola), Adelphi</strong></p>
<p><em>Frase</em>: Sono nervoso, continuo a passeggiare avanti e indietro in soggiorno. So che alle undici deve venire qualcuno a intervistarmi, ma non riesco a ricordarmi chi, né perché. Me l&#8217;ero segnato su un post-it, che però non trovo più. Ieri in macchina stavo per prendere una curva quando improvvisamente mi sono reso conto di non sapere dov&#8217;era la terza. Ho dovuto superare la curva, fermarmi e mettere in folle, quindi fare un po&#8217; di pratica con il cambio.<br />
Un momento. Ci sono. Sto aspettando la ragazza che conduce <em>La vita di Lesbo</em> alla radio studentesca della Mc Gill University, e che sta preparando la tesi di dottorato su Clara. (pag. 136)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: chi lo sa se è vero che i libri vanno letti quando sono di moda. Alla sua uscita la versione di Barney colpì soprattutto per il sarcasmo anti <em>politically correct</em>, tanto che Il Foglio ne fece una bandiera e forse ospita ancora una rubrica titolata <em>Andrea&#8217;s version</em>. Quasi quindici anni dopo quella polemica ha perso freschezza e energia, avercene in questi giorni di correttezza politica!, e a leggerlo adesso è soprattutto un libro malinconico. La storia di una vita disordinata, una gioventù rimpianta, tre mogli, un grande amore finito, amici bohemien, rancori e una reputazione da difendere. Il personaggio di Barney ogni tanto va un po&#8217; fuori giri &#8211; il lettore dilettante dopo aver saputo che il nostro ama l&#8217;hockey, il buon wiskhy e i sigari Montecristo, verso la fine scopre anche la passione per il tip tap e si chiede se non sia troppo -, ma il libro è scritto bene, la confusione dei ricordi sufficientemente ambigua e divertente la trovata delle note a piè pagina che correggono pedantemente le imprecisioni del testo. E poi a suo modo &#8220;la versione&#8221; è anche un giallo; che, dopo aver seminato impercettibili indizi qua e là, trova soluzione solo all&#8217;ultima pagina.</p>
<p><em>Giudizio</em>: distinto.</p>
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		<title>Letture per il Centocinquantesimo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 07:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Amore mio uccidi Garibaldi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[il Gattopardo]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Bossi Fedrigotti]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli Frase: Dietro la scrivania di don Calogero fiammeggiava una oleografia di Garibaldi e (di già) una di Vittorio Emanuele, fortunatamente collocata a destra; bell&#8217;uomo il primo, bruttissimo il secondo affratellati però dal prodigioso rigoglio del loro pelame che quasi li mascherava. Su un tavolinetto vi era un piatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli</strong></p>
<p><em>Frase</em>: Dietro la scrivania di don Calogero fiammeggiava una oleografia di Garibaldi e (di già) una di Vittorio Emanuele, fortunatamente collocata a destra; bell&#8217;uomo il primo, bruttissimo il secondo affratellati però dal prodigioso rigoglio del loro pelame che quasi li mascherava. Su un tavolinetto vi era un piatto con biscotti anzianissimi che defecazioni di mosche listavano a lutto e dodici bicchierini tozzi colmi di rosolio: quattro rossi, quattro verdi, quattro bianchi: questi, in centro; ingenua simbolizzazione della nuova bandiera che venò di un sorriso il rimorso del Principe che scelse per sé il liquore bianco perché presumibilmente meno indigesto e non, come si volle dire, come tardivo omaggio al vessillo borbonico. (pag. 107)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: la frase, quella famosa, &#8220;se vogliamo che tutto rimanga com&#8217;è, bisogna che tutto cambi&#8221;, non è del principe di Salina, ma del nipote prediletto, Tancredi, che si arruola tra i garibaldini non si capisce quanto per calcolo e quanto per convinzione. Sicilianità, cambiamento politico e cambiamento sociale; il principe osserva con disillusione e fastidio, mentre Tancredi sposa la sensuale figlia di don Calogero, nuovo sindaco di Donnafugata, emergente trafficone. Un capolavoro, lo avverte anche chi non trova niente di disdicevole nel discutere del prezzo del caciocavallo. Chissà come mai, chissà per quale pregiudizio, Elio Vittorini, che lesse il manoscritto con l&#8217;autore ancora vivente, non se ne accorse e negò la pubblicazione.</p>
<p><em>Giudizio</em>: ottimo.</p>
<p><strong>Isabella Bossi Federigotti, Amore mio uccidi Garibaldi, Longanesi</strong></p>
<p><em>Frase</em>: Come posso giocare in queste condizioni? Mi hanno obbligato perché ero l&#8217;ultimo ufficiale rimasto. Per salvarmi da questa partita quotidiana, mi chiudo in camera e faccio silenzio, in modo che pensino che sono in giro. Ma il generale Kuhn l&#8217;ha scoperto e viene a bussare lui stesso. Mentre la gente combatte i generali giocano; sembra che le carte calmino loro i nervi. (pag. 104)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: anche qui il Risorgimento e anche qui un matrimonio. Ma stavolta lui è roveretano, di piccola nobiltà, canterino, arruolato tra gli ussari dell&#8217;Imperatore, cerca moglie in quel di Vienna. La trova molto aristocratica e molto ricca; non è bellissima e in più il suocero lesina sulla dote, ma non si può aver tutto dalla vita. Garibaldi attacca e il roveretano va a difendere il fronte, son cose però viste in un&#8217;ottica molto privata: si racconta la storia di un affetto coniugale ai confini sud dell&#8217;Impero. Quando uscì, nel 1980, il libro ebbe un successo inaspettato; quasi interamente epistolare, si lascia leggere piacevolmente anche oggi.</p>
<p><em>Giudizio</em>: buono.</p>
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		<title>Inoue Yasushi, Amore (trad. Giorgio Amitrano), Adelphi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 21:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Frase: Egli si sforzava di non deludere le persone che gli facevano quei discorsi spinte da affetto nei suoi confronti, ma per quanto lo riguardava non aveva la minima intenzione di sposarsi una seconda volta. Pensava che forse nemmeno con il passare degli anni avrebbe mai più provato il desiderio di prendere di nuovo moglie. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Frase</em>: Egli si sforzava di non deludere le persone che gli facevano quei discorsi spinte da affetto nei suoi confronti, ma per quanto lo riguardava non aveva la minima intenzione di sposarsi una seconda volta. Pensava che forse nemmeno con il passare degli anni avrebbe mai più provato il desiderio di prendere di nuovo moglie. Per la defunta Kanako aveva provato qualcosa di simile all&#8217;amore. (pag. 37)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: tre brevi racconti ambientati nel Giappone del dopoguerra, personaggi afasici, viaggi fuori stagione, sentimenti incerti, minimalismo antemarcia. E se i curatori del volumetto danno spazio nelle scarne note quasi esclusivamente al terzo e più lungo racconto, il lettore dilettante potrà essere deliziato dal secondo, il resoconto a posteriori dell&#8217;anniversario di matrimonio del &#8220;contabile in una piccola azienda di legnami&#8221; e della moglie né brutta né bella. Una sorpresa.</p>
<p><em>Giudizio</em>: ottimo.</p>
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		<title>Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne (trad. Carmen Giorgetti Cima), Marsilio</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 18:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[successi editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[Frase: Il suo aspetto ricordava vagamente lo stereotipo del piccolo boss locale in qualche film di gangster americano. In realtà non era né un trafficante di droga, né un brutale esattore della mafia. Era un abile economista aziendale &#8230; (pag. 43) Il parere (di un lettore dilettante): personaggi antipatici che usano solo computer Apple, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Frase</em>: Il suo aspetto ricordava vagamente lo stereotipo del piccolo boss locale in qualche film di gangster americano. In realtà non era né un trafficante di droga, né un brutale esattore della mafia. Era un abile economista aziendale &#8230; (pag. 43)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: personaggi antipatici che usano solo computer Apple, il gusto per il colpo di scena che prende la mano in un finale esagerato, incongruenze qua e là come una mansarda lasciata libera &#8220;alla fine degli allegri anni ottanta&#8221; per trovare impiego in &#8220;una società dot com&#8221;. Non che manchino i difetti, ma il ritmo della narrazione, dapprima sonnolenta, poi implacabile, mette tutto in secondo piano. Un thriller serrato che ci si consiglia l&#8217;un l&#8217;altro. Quando l&#8217;avrete finito non avrete scoperto niente di nuovo di voi e del mondo, ma, forse a distanza di molti anni dall&#8217;ultima volta, sarete rimasti svegli fino a tardi con il libro in mano e la lampada accesa, assorbiti dalla lettura, vagamente inquieti nel sentire i rumori dei mobili che si assestano nella stanza a fianco.</p>
<p><em>Giudizio</em>: distinto.</p>
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		<title>Norberto Bobbio, Destra e Sinistra, Donzelli</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 06:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[politologi]]></category>
		<category><![CDATA[saggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Frase: Nonostante la diade venga continuamente da più parti e con vari argomenti contestata, e con maggiore frequenza, ma sempre con gli stessi argomenti, in questi ultimi tempi di confusione generale, i termini &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; continuano ad avere pieno corso nel linguaggio politico. Tutti coloro che li usano non danno affatto l&#8217;impressione di usare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Frase</em>: Nonostante la diade venga continuamente da più parti e con vari argomenti contestata, e con maggiore frequenza, ma sempre con gli stessi argomenti, in questi ultimi tempi di confusione generale, i termini &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; continuano ad avere pieno corso nel linguaggio politico. Tutti coloro che li usano non danno affatto l&#8217;impressione di usare parole a vanvera perché si intendono benissimo tra loro. (pag. 35)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: un librino di 90 pagine, trovato qualche tempo fa su una bancarella, che si fa amare per sintesi e chiarezza. La lucidità dell&#8217;analisi, metà della quale dedicata a smontare la relativamente frequente pretesa che tra destra e sinistra non ci sia differenza, l&#8217;altra metà a individuare nella tensione verso l&#8217;eguaglianza e nell&#8217;accettazione della disuguaglianza il discrimine tra i due poli, sarà apprezzata da tutti gli interessati al tema. Qualcuno proverà anche emozione nel leggere la pagina autobiografica verso la chiusura, quella in cui il filosofo torinese ricorda le vacanze estive nella casa di campagna, i giochi con i figli dei contadini, l&#8217;emergere delle differenti condizioni di vita, il diverso incidere della tubercolosi.</p>
<p><em>Giudizio</em>: ottimo.</p>
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		<title>Fabio Metitieri, Il grande inganno del Web 2.0, Laterza</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 09:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Frase: Io non ho delle soluzioni da proporre per l&#8217;industria di produzione dei contenuti, purtroppo, e non riesco che a essere pessimista. Pessimista senza catastrofismo, tuttavia, perché una buona consapevolezza dei processi in atto e delle problematiche da affrontare, insieme alla capacità di interpretare e padroneggiare l&#8217;organizzazione della conoscenza on line, anche partendo dalle poche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Frase</em>: Io non ho delle soluzioni da proporre per l&#8217;industria di produzione dei contenuti, purtroppo, e non riesco che a essere pessimista. Pessimista senza catastrofismo, tuttavia, perché una buona consapevolezza dei processi in atto e delle problematiche da affrontare, insieme alla capacità di interpretare e padroneggiare l&#8217;organizzazione della conoscenza on line, anche partendo dalle poche e semplici nozioni che ho illustrato in questo volume, può servire come scialuppa di salvataggio o come bussola. (pag. 150)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: il titolo quasi punk non nasconde il vivace intento polemico di Metitieri, il libro però è prima di tutto un saggio sui problemi dell&#8217;informazione ai tempi di un&#8217;Internet diventata di massa. Vengono esaminate le ragioni del successo di Wikipedia e la crisi delle enciclopedie tradizionali, i possibili effetti distorsivi dei motori di ricerca e l&#8217;evoluzione negli archivi elettronici delle biblioteche, l&#8217;editoria scientifica open access e la parabola dei media tradizionali, stretti tra costi da ridurre e autorevolezza declinante. E poi, certo, la critica feroce ai blog e a meccanismi come lo scambio di link, per esempio, che nella vulgata avrebbero dovuto selezionare i contenuti migliori, mentre secondo l&#8217;autore sono serviti a far emergere una blogosfera piccina, egocentrica e superficialotta. Al di là della polemica contro quella blogsfera e i suoi guru (l&#8217;etichetta ci sarebbe: i pisquani), il saggio affronta un problema reale in modo documentato e analitico. Un testo attorno cui poter svolgere un programma di educazione civica nelle scuole.</p>
<p><em>Giudizio</em>: distinto.</p>
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		<title>Dušan Veličković, Serbia hardcore (trad. Sergej Roić), Zandonai</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 12:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caporale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[piccole case editrici]]></category>
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		<description><![CDATA[Frase: Il receptionist del motel Mizse sull&#8217;autostrada vicino a Kecskemét, un centinaio di chilometri a sud di Budapest, già mi conosce. Mi chiede perché me ne torno a Belgrado, visto che lì cadono le bombe. Una buona occasione per dire qualcosa di patriottico. Solo molto più tardi mi è venuto in mente che, per esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Frase</em>: Il receptionist del motel Mizse sull&#8217;autostrada vicino a Kecskemét, un centinaio di chilometri a sud di Budapest, già mi conosce. Mi chiede perché me ne torno a Belgrado, visto che lì cadono le bombe. Una buona occasione per dire qualcosa di patriottico.<br />
Solo molto più tardi mi è venuto in mente che, per esempio, avrei potuto rispondergli: &#8220;Magari non sono né utile né particolarmente indispensabile al mio Paese, ma il mio Paese mi è utile e indispensabile, eccome&#8221;. Invece, gli ho risposto: &#8220;Be&#8217;, io lì ci vivo&#8221;. (pag. 50)</p>
<p><em>Il parere (di un lettore dilettante)</em>: giornalista e scrittore, ma forse prima di tutto cittadino di Belgrado, l&#8217;autore annota piccoli e grandi avvenimenti nei giorni dei bombardamenti umanitari e anche dopo, nella caduta del regime miloseviciano e nell&#8217;affermarsi confuso della democrazia. Brevi schizzi che dovevano servire, nelle intenzioni iniziali, da spunto per racconti che non sono mai stati scritti. La raccolta, pubblicata nella sua traduzione italiana da una piccola casa editrice di Rovereto, interesserà soprattutto chi è intrigato dalle questioni balcaniche; la miscela di passione civile e disincantata ironia, però, tra dichiarazioni di cui presto pentirsi (la sera della cacciata di Slobo la radio lo chiama per un&#8217;intervista in diretta, ma sul tavolo ci sono ormai diverse bottiglie vuote), osservazioni sulle opportunità offerte dagli sviluppi della tecnologia militare di subire i bombardamenti tenendo le luci accese (tanto fa lo stesso), valutazioni sulla pericolosità delle accuse di tradimento sui giornali di regime in base al corpo dei caratteri impiegati, potrebbe incontrare il gusto anche di un pubblico più ampio.</p>
<p><em>Giudizio</em>: buono (Gelmini riporta in auge i voti numerici e qui li si abbandona).</p>
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