Post di argomento «letture»
Dušan Veličković, Serbia hardcore (trad. Sergej Roić), Zandonai
Frase: Il receptionist del motel Mizse sull’autostrada vicino a Kecskemét, un centinaio di chilometri a sud di Budapest, già mi conosce. Mi chiede perché me ne torno a Belgrado, visto che lì cadono le bombe. Una buona occasione per dire qualcosa di patriottico.
Solo molto più tardi mi è venuto in mente che, per esempio, avrei potuto rispondergli: “Magari non sono né utile né particolarmente indispensabile al mio Paese, ma il mio Paese mi è utile e indispensabile, eccome”. Invece, gli ho risposto: “Be’, io lì ci vivo”. (pag. 50)
Il parere (di un lettore dilettante): giornalista e scrittore, ma forse prima di tutto cittadino di Belgrado, l’autore annota piccoli e grandi avvenimenti nei giorni dei bombardamenti umanitari e anche dopo, nella caduta del regime miloseviciano e nell’affermarsi confuso della democrazia. Brevi schizzi che dovevano servire, nelle intenzioni iniziali, da spunto per racconti che non sono mai stati scritti. La raccolta, pubblicata nella sua traduzione italiana da una piccola casa editrice di Rovereto, interesserà soprattutto chi è intrigato dalle questioni balcaniche; la miscela di passione civile e disincantata ironia, però, tra dichiarazioni di cui presto pentirsi (la sera della cacciata di Slobo la radio lo chiama per un’intervista in diretta, ma sul tavolo ci sono ormai diverse bottiglie vuote), osservazioni sulle opportunità offerte dagli sviluppi della tecnologia militare di subire i bombardamenti tenendo le luci accese (tanto fa lo stesso), valutazioni sulla pericolosità delle accuse di tradimento sui giornali di regime in base al corpo dei caratteri impiegati, potrebbe incontrare il gusto anche di un pubblico più ampio.
Giudizio: buono (Gelmini riporta in auge i voti numerici e qui li si abbandona).
Arthur Schopenhauer, L’arte di farsi rispettare (trad. Giovanni Gurisatti), Adelphi
Il parere (di un lettore dilettante): forza polemica e capacità analitica sono due caratteristiche di Schopenhauer. In questo libriccino la capacità analitica viene indirizzata soprattutto al tema della reputazione o onore “privato”, visto in modo molto pragmatico, importante in quanto determina il comportamento degli altri. La forza polemica viene invece applicata a piene mani al tema dell’onore “cavalleresco”. Ma chi ormai si sfida a duello? L’oggetto della polemica appare fuori tempo, ciò intiepidisce l’interesse e il piacere del lettore dilettante, ed anche la scelta del titolo non aiuta (molto meglio il sottotitolo: “trattato sull’onore”).
Voto: 7.
Frase: Spero che in base a quanto detto finora risulterà sufficientemente accertato che il principio del’onore cavalleresco non può essere originario, cioè nato dalla natura umana stessa. Ma da dove proviene allora? Evidentemente è un parto del tempo in cui si usavano i pugni più che il giudizio, il tempo in cui la pretaglia era riuscita a soggiogare e obnubilare completamente la ragione: l’oscuro Medioevo, l’epoca della cavalleria. (pag. 76)
Arthur Schopenhauer, Sul mestiere dello scrittore e sullo stile (trad. Eva Amendola Kuhn), Adelphi
Il parere (di un lettore dilettante): prendere in mano un libro di un’altra epoca richiede a un lettore dilettante più impegno ed energia. Questo volumetto non fa eccezione; vi sono raccolti alcuni scritti in tema di scrittura, lettura e in genere uso della lingua, originariamente pubblicati nei Parerga e Paralipomena. L’interesse e anche il divertimento suscitati dalle idiosincrasie linguistiche di Schopenhauer (verso le storpiature dei termini greci nella lingua francese, per esempio, che "dovrebbe guardare con profondo rispetto alla sua più vecchia e nobile sorella, la lingua italiana”), dalle tirate polemiche, dalle analisi acute e sorprendenti (come nel caso dell’individuazione dei limiti solo “esterni e accidentali” dell’alfabeto cinese e della sua logica visiva) saranno però una buona ricompensa.
Voto: 8.
Frase: Perciò la prima regola, e forse l’unica, del buono stile è che si abbia qualcosa da dire: con questa regola si va lontano! Ma trascurarla è il tratto fondamentale degli scrittori di filosofia e in generale di tutti gli scrittori “riflettenti”, in Germania, specialmente da Fichte in poi. In tutti quegli scrittori, appunto, si può rilevare che essi sembrano volere dire qualcosa, mentre non hanno nulla da dire. (pag. 47)
Particolarmente consigliato a chi: conosce un po’ il tedesco (aiuta, circa un terzo del libro è centrato sul cattivo uso di quella lingua ai tempi dell’Autore).
Georges Simenon, Il fidanzamento del signor Hire (trad. Giorgio Pinotti), Adelphi
Il parere (di un lettore dilettante): la Parigi degli anni Trenta vista dalla periferia, bus e tram da prendere al volo saltando sul predellino, le tappe al postribolo, descritto con la precisione di chi poteva vantare una’assiduità da leggenda; e il signor Hire, il grasso figlio dell’ebreo lituano, incapace di integrarsi nonostante il cambiamento del nome. Quando viene uccisa una prostituta, i sospetti del vicinato cadono su di lui.
Quanto a piacere di lettura Simenon è una garanzia, qui pienamente rispettata.
Voto: 8 e mezzo
Frase: Gli occhi duri della portinaia fissavano un punto lontano – un punto dentro di lei.
”Un falso allarme, direi” continuò l’uomo, che stava ormai per andarsene. (pag. 12)
Don DeLillo, L’uomo che cade (trad. Matteo Colombo), Einaudi
Il parere (di un lettore dilettante): lo shock dell’Undici Settembre attraverso lo spaesamento del piccolo gruppo familiare e amicale centrato attorno a Lianne e Keith, separatisi un anno prima. DeLillo è un maestro nel seguire i suoi personaggi, persi nei loro pensieri tra apatia e qualche reazione aggressiva, nel mostrare le scene dai diversi punti di vista, nel rendere vite divise, famiglia, lavoro, i passatempi. Un romanzo triste e coinvolgente. Solo una parte sembra posticcia: quella del terrorista Hammad, visto nelle tappe del suo avvicinarsi al momento fatale, mentre i personaggi newyorkesi, nel resto del libro, provano ad allontanarsi.
Voto: 8.
Frase: Cerca di capire, le aveva detto.
Perché in definitiva cos’altro c’era da dire? Keith aveva osservato la luce defluire dal suo volto. Era l’antica dissoluzione sempre in agguato, che adesso giungeva nella sua vita inevitabilmente e per l’ennesima volta, una ferita non meno dolorosa per il fatto di essere annunciata. (pag. 160)
Particolarmente consigliato a chi: non ama i giochi di carte, si sentirà nel giusto (è il poker ad essere chiamato in causa, ma interpretazioni estensive non sono vietate).