Il parere (di un lettore dilettante): forza polemica e capacità analitica sono due caratteristiche di Schopenhauer. In questo libriccino la capacità analitica viene indirizzata soprattutto al tema della reputazione o onore “privato”, visto in modo molto pragmatico, importante in quanto determina il comportamento degli altri. La forza polemica viene invece applicata a piene mani al tema dell’onore “cavalleresco”. Ma chi ormai si sfida a duello? L’oggetto della polemica appare fuori tempo, ciò intiepidisce l’interesse e il piacere del lettore dilettante, ed anche la scelta del titolo non aiuta (molto meglio il sottotitolo: “trattato sull’onore”).
Voto: 7.
Frase: Spero che in base a quanto detto finora risulterà sufficientemente accertato che il principio del’onore cavalleresco non può essere originario, cioè nato dalla natura umana stessa. Ma da dove proviene allora? Evidentemente è un parto del tempo in cui si usavano i pugni più che il giudizio, il tempo in cui la pretaglia era riuscita a soggiogare e obnubilare completamente la ragione: l’oscuro Medioevo, l’epoca della cavalleria. (pag. 76)
Il parere (di un lettore dilettante): prendere in mano un libro di un’altra epoca richiede al lettore dilettante più impegno ed energia. Questo volumetto non fa eccezione; vi sono raccolti alcune riflessioni in tema di scrittura, lettura e in genere uso della lingua, originariamente pubblicate nei Parerga e Paralipomena. L’interesse e anche il divertimento suscitati dalle idiosincrasie linguistiche di Schopenhauer (verso le storpiature dei termini greci nella lingua francese, per esempio, che “dovrebbe guardare con profondo rispetto alla sua più vecchia e nobile sorella, la lingua italiana”), dalle tirate polemiche, dalle analisi acute e sorprendenti (come nel caso dell’individuazione dei limiti solo “esterni e accidentali” dell’alfabeto cinese e della sua logica visiva) saranno però una buona ricompensa.
Voto: 8.
Frase: Perciò la prima regola, e forse l’unica, del buono stile è che si abbia qualcosa da dire: con questa regola si va lontano! Ma trascurarla è il tratto fondamentale degli scrittori di filosofia e in generale di tutti gli scrittori “riflettenti”, in Germania, specialmente da Fichte in poi. In tutti quegli scrittori, appunto, si può rilevare che essi sembrano volere dire qualcosa, mentre non hanno nulla da dire. (pag. 47)
Particolarmente consigliato a chi: conosce un po’ il tedesco (aiuta, circa un terzo del libro è centrato sul cattivo uso di quella lingua ai tempi dell’Autore).
Il parere (di un lettore dilettante): la Parigi degli anni Trenta vista dalla periferia, bus e tram da prendere al volo saltando sul predellino, le tappe al postribolo, descritto con la precisione di chi poteva vantare una’assiduità da leggenda; e il signor Hire, il grasso figlio dell’ebreo lituano, incapace di integrarsi nonostante il cambiamento del nome. Quando viene uccisa una prostituta, i sospetti del vicinato cadono su di lui.
Quanto a piacere di lettura Simenon è una garanzia, qui pienamente rispettata.
Voto: 8 e mezzo
Frase: Gli occhi duri della portinaia fissavano un punto lontano – un punto dentro di lei.
”Un falso allarme, direi” continuò l’uomo, che stava ormai per andarsene. (pag. 12)
Il parere (di un lettore dilettante): lo shock dell’Undici Settembre attraverso lo spaesamento del piccolo gruppo familiare e amicale centrato attorno a Lianne e Keith, separatisi un anno prima. DeLillo è un maestro nel seguire i suoi personaggi, persi nei loro pensieri tra apatia e qualche reazione aggressiva, nel mostrare le scene dai diversi punti di vista, nel rendere vite divise, famiglia, lavoro, i passatempi. Un romanzo triste e coinvolgente. Solo una parte sembra posticcia: quella del terrorista Hammad, visto nelle tappe del suo avvicinarsi al momento fatale, mentre i personaggi newyorkesi, nel resto del libro, provano ad allontanarsi.
Voto: 8.
Frase: Cerca di capire, le aveva detto.
Perché in definitiva cos’altro c’era da dire? Keith aveva osservato la luce defluire dal suo volto. Era l’antica dissoluzione sempre in agguato, che adesso giungeva nella sua vita inevitabilmente e per l’ennesima volta, una ferita non meno dolorosa per il fatto di essere annunciata. (pag. 160)
Particolarmente consigliato a chi: non ama i giochi di carte, si sentirà nel giusto (è il poker ad essere chiamato in causa, ma interpretazioni estensive non sono vietate).
Il parere (di un lettore dilettante): la vecchia edizione riporta solo un titolo, ma raccoglie tutt’e due i lavori precedenti il Deserto dei Tartari: Bàrnabo, appunto, scritto nel 1993, e Il segreto del Bosco Vecchio, del 1935. Due romanzi brevi dalle caratteristiche diverse: il primo è una storia di colpa e redenzione che, nel sentimento dello scorrere ineluttabile del tempo, si avvicina al Deserto; il secondo invece è una favola morale che si apre spesso all’ironia. In comune uno stile asciutto, capace di descrivere il passare di anni in poche righe, e un atteggiamento di reverenza quasi religiosa verso la natura e la montagna, che potrebbe risultare un po’ ostico per il lettore poco romantico.
Voto: 7.5.
Frase: La lanterna si è spenta di colpo. Tutto rimane nel buio. Ma no, non è tutto buio. Si vede ancora una piccola luce. Bàrnabo rimane impietrito scorgendo attraverso la finestra, nel mezzo della notte nera, brillare un lume lontano. La mano si schiude lentamente e le molle cadono per terra con un pesante tonfo di ferro. Incespicando nel buio, Bàrnabo si fa avanti nel prato; c’è in cima alle montagne, sulle rocce alte del Palazzo, un lontanissimo fuoco. (pag. 121)
Particolarmente consigliato a chi: ha appena letto un’opera prima recente (la solitudine dei numeri primi, con le peggiori intenzioni, cose così), per vedere la differenza.

