Argomento : politico

La questione della possibile insolvenza1 degli USA è stata risolta in un modo che ai vecchi ragazzi degli anni Ottanta avrà certo ricordato l’allora Ministro della Sanità Carlo Donat Cattin alle prese con un caso di inquinamento da pesticidi delle acque di falda2. Pochi giorni ed è arrivato il declassamento del debito americano da parte di Standard and Poor’s. Per la prima volta, mai successo prima, niente tripla A.

Forse aveva ragione quel mio collega quando diceva che non bisogna prendere ferie ad agosto ché è il periodo in cui succedono le cose importanti3.

  1. sì, insomma, il famoso “default”.
  2. non si trovò di meglio che alzare i limiti di tolleranza dei pesticidi medesimi; “Torna potabile l’acqua inquinata” l’ironico titolo de La Stampa in prima pagina.
  3. lui si riferiva a questioni di vita lavorativa, promozioni e defenestrazioni, cose così, ma va ben.
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Chissà se finirà come con Veltroni e l’Africa, si può sempre cambiare idea. Però le parole di Hillary Clinton nell’intervista di Kim Ghattas sono molto nette: fra 18 mesi, alla scadenza dell’attuale incarico, ha intenzione di ritirarsi a vita privata.

Vabbè, sia come sia, Ilaria la si è avuta sempre in antipatia, ma a leggere domande e risposte riportate sul sito del Dipartimento di Stato viene il sospetto di essersi sbagliati. Non solo per l’intenzione di godersi la pensione, così poco comune fra i politici, ma per il tono generale di una contenta del lavoro che fa, che si bulla un po’ dei suoi mille e mille contatti sul Blackberry1, ma che certi giorni si sente proprio stanca. Non succede lo stesso a tutti i mortali? E pazienza se dice di credere ferventemente che la leadership americana è essenziale per la promozione dei diritti umani, quando qui si pensa che molte volte2 i diritti umani siano presi a pretesto per promuovere la leadership americana. Non si può chiedere al Papa di dire che Dio, forse, non c’è.

  1. niente iFono, pare.
  2. tipo il Kosovo, per dire.
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Potrò dire che c’ero, e già questa è una soddisfazione.

I due quesiti su cui ero sicuro sono stati allegramente abrogati, ein Prosit, ein Prosit. Il quesito a cui ho risposto no, invece, ha ricevuto la percentuale più alta di sì, una cosa enorme, un record, credo, nella storia dell’Europa Occidentale: il 96,21%. Se ho capito bene il messaggio è: non si paga per l’acqua1.

La partecipazione al voto mi ha sorpreso, non credevo che si arrivasse a superare il quorum. Internet, si dice in giro, e certo mail che ci dicevano di votare quattro sì ne abbiamo ricevute tutti, si vede che hanno funzionato, ma anche la Chiesa non si è risparmiata, e va detto che i risultati delle amministrative hanno dato un insolito entusiasmo all’opposizione. E poi, forse, c’è che il nucleare e l’accesso ai servizi idrici sono argomenti più di massa, ché di questo si tratta in un referendum, della fecondazione assistita o dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti. A trainare, alla fine della fiera, sono stati soprattutto i referendum sull’acqua, me ne sono reso conto solo all’ultimo.

Vedere in tv Sallusti malrasato e con le borse sotto gli occhi, solo una vaga somiglianza al mastino solito a interrrompere gli odiati comunisti nei talk show televisivi, fa un certo effetto. I risultati non avranno fatto fare salti di gioia nell’ambiente. Ma l’errore di pensare che il risultato di un referendum possa levarci dai santissimi Berlusconi qui lo si è già fatto, meglio non perseverare.

  1. in realtà qualcuno che paga il conto alla fine c’è sempre; vabbè, come si dice in questi casi, l’elettore ha sempre ragione.
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Il nucleare dopo due incidenti distruttivi in meno di trent’anni non mi pare una gran soluzione, voterò per l’abrogazione senza tanti problemi. Anche riguardo l’unica delle tantissime leggi ad personam approvate dalle maggioranze parlamentari filo-berlusconiane su cui avrò l’opportunità di esprimere un voto, il mio sarà negativo e dato a cuor leggero.

I referendum sulle modalità di gestione dei servizi idrici invece non mi convincono. A dirla tutta non mi sembrano nemmeno questioni così vitali da meritare un referendum: non credo che il problema sia la forma giuridica, pubblica o privata in concessione, ché l’acqua in quanto tale resta pubblica, ma il, diciamo così, contesto culturale. Nel senso che nell’ambito di una, secondo me ineliminabile, quota di sistemazione di sodali politici nello svolgimento di servizi pubblici, ci sono però contesti in cui l’aspetto sistematorio è debordante e contesti in cui è limitato e vincolato all’ottenimento di un minimo di efficienza e efficacia. In tutto questo, che la società titolare del servizio sia pubblica o privata operante in concessione non credo faccia nessuna differenza. Nello specifico il mio sarà il voto a un’iniziativa che mi pare poco fondata.

Per cui, a meno di dopo ripensamenti, saranno due tre sì e due un no:

  • sì all’abrogazione del nucleare e, del legittimo impedimento e del divieto di affidare i servizi idrici a società interamente pubbliche;
  • no ai due che vogliono abrogare la possibilità di affidare a soggetti privati la gestione delle reti idriche all’abrogazione della possibilità di tariffe che remunerano i capitali investiti nei servizi idrici.
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Argomento : politico

“Le schiere berlusconiane sono tenute assieme dai soldi, tanti soldi, e dalla convinzione di aver fidelizzato il proprio elettorato in modo definitivo”, scrivevo in un post di quattro mesi fa, concludendo che Milano era “l’unica speranza”.

Vabbè, se ne scrivono tante, che Pisapia vincesse però non lo credevo probabile e che Milano fosse l’unica speranza, dopo averne pensato, detto e scritto per anni peste e corna, mi pareva una beffa del destino. E invece toccherà rivalutarla, ‘sta città, l’unica città europea in Italia, diceva un amico di quando si era giovani che al tempo si era fatto le mèches1, e più calcava il tono su europea più Milano mi diventava antipatica. Chissà come è andata veramente, chissà quale è stata la ragione principale che ha spinto così tanti elettori del centro-destra ad astenersi o addirittura cambiare voto, personalmente ho avuto chiaro il senso dell’enigma, del non prenderci più e del naufragare in questo mare, quando ho visto Formigoni al seggio al primo turno con la t-shirt di Paperino2.

  1. ora è stempiatissimo.
  2. al ballottaggio era in camicia a fiori e pantaloni fluo, l’ho preso come un segno augurale.