Al Nord la coltivazione delle fragole si svolge principalmente in modalità “fuori suolo”. Le piante sono fatte radicare in sacchi di torba tenuti da sostegni metallici a poco più di un metro da terra, acqua e fertilizzanti arrivano al sacco e quindi alle piante attraverso dei tubicini, due per sacco, alimentati da sistemi computerizzati. Rispetto alla coltivazione in campo si “ottimizza” l’impiego di lavoro, nelle fragole ce ne vuole davvero tanto, e si facilita il controllo delle malattie delle piante. Le varietà di fragole si raggruppano in due grandi categorie: rifiorenti e unifere. Le fragole rifiorenti continuano a fiorire, e quindi dare frutti, in maniera abbastanza costante lungo tutta una stagione, le unifere concentrano la produzione in un periodo limitato. A un certo punto si è scoperto che, conservando in frigorifero le piantine e piantandole più tardi, con le unifere si riusciva ad avere un doppio ciclo di produzione: uno verso settembre e l’altro la primavera successiva. Perché tutto vada bene, però, prima dell’inverno bisogna rimettere a terra e poi coprire i sacchi, altrimenti col freddo ghiaccerebbe tutto e la primavera dopo non ci sarebbe nessun secondo ciclo.
Ma perché scrivo queste cose?
Lo faccio perché da qualche anno un amico ha preso in mano la piccola azienda agricola di famiglia; non sarebbe il suo vero mestiere, ma l’alternativa era vendere tutto. Nei mesi estivi viene della manodopera dell’Est Europa, ma c’è un finesettimana nel tardo autunno, quando si mettono a terra i sacchi, e un altro a inizio primavera, quando li si rimettono su, che ci si trova con altri amici a dare una mano. La si butta sul fisico una volta tanto, si fanno lavorare muscoli che il resto dell’anno restano assopiti, si sbevazza, e in più c’è un clima di sforzo collettivo, di unione-fa-la-forza, di tutti per lo stesso obiettivo che, non so, qualcuno l’avrà provato a un corteo, qualche altro a un barcamp o chissà dove, ma chi non l’ha provato mai si è perso qualcosa. Quando ce ne andiamo, l’amico ringrazia, ma siamo noi a ringraziare lui.