Argomento : in provincia

Dopo la Liberazione gli Alleati decidono che il confine resti al Brennero. A margine del Trattato di Pace viene però stipulato un accordo1 in cui si assicurano pari diritti tra gruppi etnici, libertà nell’uso della lingua e “l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo”. La Costituzione repubblicana del 1948 affida tali poteri alla Regione Trentino Alto-Adige. Per non lasciare in minoranza gli italiani nel frattempo trasferitisi in provincia di Bolzano, si diluisce l’elemento tirolese in salsa trentina. Ma, mentre i trentini si esercitano nell’arte che gli viene più facile, un colpo al cerchio e uno alla botte, tra i sudtirolesi monta la rabbia.

La questione sudtirolese diventa oggetto di dibattiti all’ONU, i duri del Befreieungausschuss Südtirol passano da attentati dimostrativi, come quello al monumento equestre a Mussolini di Ponte Gardena/Weidbruck nel 1961, alla presa di mira delle forze dell’ordine. Il presidente della Südtiroler Volkspartei, il carismatico Silvius Magnago, tiene invece i suoi ai metodi pacifici e al los von Trient2 (via da Trento, autonomia) lanciato nel memorabile discorso di Castel Firmiano. Il governo italiano sulle prime non risponde, ma, di fronte alle difficoltà nel reprimere la lotta armata per via militare, ha un interlocutore. La strada è spianata per il secondo statuto di autonomia che entrerà in vigore nel 1972.

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  1. negoziato per l’Italia da Degasperi, nel frattempo tornato alla politica e allora Ministro degli Esteri.
  2. los von Rom e ein Tirol sono invece le parole d’ordine di chi chiede il distacco dall’Italia e la riunificazione col Tirolo del Nord.
Argomento : in provincia

Le cose si mettono male e agli austriaci preme la neutralità italiana. Per l’incomodo, pare, cederebbero il Trentino, ma non Trieste, né il Brennero; realtà o leggenda, l’accordo non si fa e dopo un po’ iniziano le ostilità. Battisti passa il confine, si arruola volontario nell’esercito italiano e non impiega molto a farsi catturare, impelagato fra attacchi e contrattacchi nell’area di Vallarsa, condannare per alto tradimento e infine impiccare. Degasperi continua invece a fare il parlamentare e a guerra finita ritrova intatta la sua base elettorale. Viene rieletto in Parlamento nel 1921, stavolta a Roma, dove diventa capogruppo del Partito Popolare; poi viene incarcerato dai fascisti e, uscito, si ritira a vita privata, bibliotecario in Vaticano.

In Italia il Trentino viene inquadrato nella regione Trentino Alto Adige, assieme alla porzione di Tirolo a sud del Brennero abitata all’epoca quasi solo da popolazioni di lingua tedesca. Non ci sarebbe molto da dire, se non che le vessazioni del regime alla popolazione tirolese, costretta infine a scegliere nel 1939 tra la completa assimilazione e il trasferimento nel Reich, produrranno effetti nel dopoguerra anche sulla provincia di Trento.

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Argomento : in provincia

Il principato vescovile crolla come un castello di carte per le scosse dell’espansione napoleonica, per venire successivamente aggregato al Tirolo, sotto il diretto dominio austriaco. Passa il tempo, passano le guerre di indipendenza, e la provincia diventa, assieme a Trieste e alla Dalmazia, la marca italiana dell’impero. Qualcuno ci lucra, c’è del vino da vendere senza troppa concorrenza e vecchi ostelli per pellegrini da trasformare per la nascente industria turistica, qualcuno ne è insofferente. Gli austriaci non lesinano l’impegno, tracciano ferrovie, irrigimentano fiumi, costruiscono scuole. In seguito, il ricordo del loro governo tenderà ad avere i toni del rimpianto.

Nel 1907 si svolgono le prime elezioni a suffragio universale; i popolari stravincono nelle valli, prendendosi 7 seggi su 9, i socialisti prevalgono in città1. Il risultato si ripete quattro anni più tardi, quando entrano al Parlamento di Vienna due trentenni: il popolare Degasperi della Valsugana e il socialista irredentista Battisti di Trento.

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  1. il nono seggio è quello di Rovereto: va al barone Manfrini del vecchio partito liberal-nazionale.