Dopo la Liberazione gli Alleati decidono che il confine resti al Brennero. A margine del Trattato di Pace viene però stipulato un accordo1 in cui si assicurano pari diritti tra gruppi etnici, libertà nell’uso della lingua e “l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo”. La Costituzione repubblicana del 1948 affida tali poteri alla Regione Trentino Alto-Adige. Per non lasciare in minoranza gli italiani nel frattempo trasferitisi in provincia di Bolzano, si diluisce l’elemento tirolese in salsa trentina. Ma, mentre i trentini si esercitano nell’arte che gli viene più facile, un colpo al cerchio e uno alla botte, tra i sudtirolesi monta la rabbia.
La questione sudtirolese diventa oggetto di dibattiti all’ONU, i duri del Befreieungausschuss Südtirol passano da attentati dimostrativi, come quello al monumento equestre a Mussolini di Ponte Gardena/Weidbruck nel 1961, alla presa di mira delle forze dell’ordine. Il presidente della Südtiroler Volkspartei, il carismatico Silvius Magnago, tiene invece i suoi ai metodi pacifici e al los von Trient2 (via da Trento, autonomia) lanciato nel memorabile discorso di Castel Firmiano. Il governo italiano sulle prime non risponde, ma, di fronte alle difficoltà nel reprimere la lotta armata per via militare, ha un interlocutore. La strada è spianata per il secondo statuto di autonomia che entrerà in vigore nel 1972.
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