Si arriva alla situazione attuale, risultato di dinamiche ancora una volta esterne: il Trentino provincia “autonoma”, così come l’Alto Adige/Sudtirolo. La loro autonomia è speciale da un punto di vista politico e finanziario. Relativamente al primo, in tema di turismo, agricoltura, urbanistica, piani regolatori, tutela del paesaggio, sanità, università e ricerca e altro ancora1 le leggi provinciali hanno il solo limite della Costituzione e dei “principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica”, non delle leggi statali. Dal punto di vista finanziario, alle province autonome sono garantiti i nove decimi del gettito fiscale locale (IRPEF e IRPEG), a cui si aggiunge una quota variabile dell’IVA negoziata periodicamente con lo Stato (al di là delle citate competenze primarie, le province gestiscono molte attività altrove in carico allo Stato).
E la Regione? Forse non è proprio la situazione prospettata da Leonardo nel suo post, ma sulla Regione marginalizzata non si piangono troppe lacrime. Mentre il potenziale conflitto etnico a nord si raffredda, i trentini elaborano abbastanza rapidamente il lutto per la perdita di ruolo. Sfumata la regione, si è trovata, in fondo, una versione riveduta e corretta del principato vescovile.
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