Mi ha formato una cultura dove l’entrare in confidenza è regolato da complessi rituali, tipo l’utilizzo del diminutivo. Sarà per questo che leggere e sentir dire “Beppino”, per il signor Englaro, mi dà ogni volta un fastidio notevole.
Per cui, se mai dovessi cadere in coma vegetativo, vegliate e fulminate qualunque sconosciuto si riferisca a me come Giorgino o Giorgetto, o anche caporalino o caporaletto. Che non si azzardino.


