Argomento : politico

Nel settembre del 2009, con un editoriale su Il Giornale, Vittorio Feltri inaugurò la campagna di stampa definibile “compagno Fini”.

Fu una campagna di grande successo. Fra tante altre evidenze lo stanno a dimostrare, nell’estremamente piccolo, i più di trenta commenti con citazioni del “compagno Fini” arrivati dopo di allora sul presente blog, che pure ha dedicato poca attenzione alla questione.

Bene, si ricomincia1.

AGGIORNAMENTO: ahi ahi, come con Fini il giorno dopo dell’editoriale di Feltri anche stavolta Berlusconi si dissocia.

  1. fazioso come sono, tendo a vedere un metodo in questa continua ricerca di capri espiatori, prima di Fini c’è stato Casini, per dire, il metodo di chi prova ad addossare sempre ad altri la responsabilità delle mille promesse e ghe pensi mi andati a male: i milioni di posti di lavoro non creati, le provincie non abolite, le Napoli perennemente alla presa con la munnezza, etc etc.
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Mentre per Roberto Maroni, pare, in Calabria c’è stata troppa tolleranza verso gli immigrati clandestini (li avrebbero dovuti gasare?) e Ignazio La Russa si accoda …


Argomento : politico

Anche non nutrendo particolare simpatia per i radical chic, una recente battuta di Checco Zalone, comico televisivo, fa riflettere. Perfino la riscoperta della pizzica è colpa loro! Si è esagerato? La tirata sui radical chic “lontani dal popolo” è diventata il nuovo “non ci sono più le mezze stagioni”? È venuta l’idea di verificare quanto spesso il termine viene impiegato negli archivi online di tre quotidiani: Repubblica, Corriere e Il Giornale.

Il sito di Repubblica mette a disposizione gli archivi dal 1984, 312 mesi in tutto. La ricerca di “radical chic” dà 454 risultati1, cioè 1,2 citazioni medie al mese.

Sul sito del Corrierone, che offre accesso agli archivi dal 1992, cioè 216 mesi, la ricerca dà 420 risultati. Si tratta, quindi, di 1,9 citazioni in media al mese.

Cercando infine nelle pagine web de Il Giornale il termine “radical chic” torna con frequenza molto elevata: 511 risultati in 55 mesi e mezzo (il quotidiano ha messo online gli archivi a partire dal 22 maggio del 2005). Sono in media 9,2 citazioni al mese2.

Insomma, la critica verso i radical chic sarà diventata senso comune, ma tanto più comune, sembrerebbe, quanto più il contesto è destrorso.

In ogni caso un impegno del presente blog per il nuovo anno: lasciar perdere i radical chic.

  1. risultati, per quel che ho capito, significa che il software di ricerca ritorna tutte le occasioni in cui i termini compaiono, anche se nello stesso articolo.
  2. per completezza dell’informazione di seguito i titoli dei dieci articoli più rilevanti:
    • I nuovi radical chic, vizi privati dei virtuosi pubblici (Micheal Moore in realtà è ricco; Cultura; 28/10/2005),
    • Il vecchio saggio snobbato dai radical chic (nel necrologio di Carlo Sgorlon per prima cosa si rassicurano i lettori: non era un radical chic; Cultura; 27/12/2009),
    • Aiuto, tornano i radical chic (le “nuove” tendenze newyorkesi; Cultura;  19/12/2009),
    • La gelosia torna di moda. Anche per i radical chic (la gelosia si porta ancora; Cultura; 3/6/2009),
    • Brividi lugubri. A cena con il terrorista (si annuncia la ristampa del testo di Tom Wolfe titolato “Radical Chic” di cui si allega uno stralcio, nell’occasione si stigmatizzano alcuni intellettuali per aver firmato un appello contro Berlusconi; Cultura; 19/12/2009).
    • Lo stile dei fogli radical chic, Berlusconi appeso a testa in giù (viene deprecato che, il giorno successivo alla sentenza sul Lodo Alfano, il Riformista abbia pubblicato una foto Berlusconi a testa in giù e il Fatto un’elaborazione grafica dove le o di “lodo” hanno forma di manette; Interni; 19/10/2009),
    • Intellettuali radical chic: minacciano l’espatrio, ma non se ne vanno mai (l’elenco: Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Andrea Camilleri e anche Franco Battiato; Interni; 3/7/2008),
    • Ecco il paradiso dei radical chic dove si paga per non scioperare (Michele Santoro manda la figlia in un certo liceo di Roma; Interni; 25/10/2008),
    • La satira è sacra soltanto se è radical chic (tirata contro Andrea Camilleri, Michele Santoro e il disegnatore Vauro, a cui è stato assegnato un premio; Interni; 10/11/2008),
    • I radical chic attaccano il reality perché vivono al di fuori della realtà (Maria Giovanna Maglie critica Natalia Aspesi per aver criticato i reality show; Interni; 8/4/2007).
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È brutto che, così vuole il luogo comune, le feste siano un periodo particolarmente duro per chi soffre di qualche squilibrio. Ed è brutto che un signore di 73 anni venga aggredito e ferito.

E poi penso che non sia un grande spettacolo che il Giornale di famiglia non abbia saltato neppure un turno nella sua ricerca di capri espiatori freschi di giornata1.

  1. non è Fini oggi, né Boffo e neppure Veronica Lario, ma tocca a Di Pietro, Casini e Bersani additati come “registi” dell’aggressione; ognuno ha il suo modo di combattere l’odio civile.