Argomento : politico

A quasi 10 mesi dalla sua elezione, avvenuta lo scorso gennaio, oggi è stato ufficialmente intronizzato il nuovo patriarca della chiesa ortodossa serba, Irinej.

La cerimonia si è svolta al patriarcato di Peç, al centro di un’area che negli anni successivi ai bombardamenti umanitari è stata quasi interamente ripulita della sua popolazione di etnia serba.

Argomento : vita

Si sono aperte ieri le udienze davanti alla Corte Internazionale di Giustizia a cui, su iniziativa della Serbia, è stato chiesto un parere consultivo sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte delle istituzioni provvisorie del Kosovo.

La dichiarazione, sostenuta dagli Stati Uniti che in Kosovo hanno un’importante base militare, ha portato alla creazione di uno staterello etnico in cui i diritti della minoranze non albanesi, in particolare quello del ritorno degli sfollati, sono sistematicamente violati. Nella sua lotta pacifica per il rispetto della sua integrità territoriale contro il diritto del più forte, la piccola Serbia è appoggiata, oltre che da Russia e Cina, dalla Grecia, culla della democrazia, e da altri importanti Paesi come Spagna, Brasile, Argentina, India, Sudafrica. La sentenza della Corte è attesa per l’estate dell’anno prossimo.

Argomento : letture

Frase: Il receptionist del motel Mizse sull’autostrada vicino a Kecskemét, un centinaio di chilometri a sud di Budapest, già mi conosce. Mi chiede perché me ne torno a Belgrado, visto che lì cadono le bombe. Una buona occasione per dire qualcosa di patriottico.
Solo molto più tardi mi è venuto in mente che, per esempio, avrei potuto rispondergli: “Magari non sono né utile né particolarmente indispensabile al mio Paese, ma il mio Paese mi è utile e indispensabile, eccome”. Invece, gli ho risposto: “Be’, io lì ci vivo”. (pag. 50)

Il parere (di un lettore dilettante): giornalista e scrittore, ma forse prima di tutto cittadino di Belgrado, l’autore annota piccoli e grandi avvenimenti nei giorni dei bombardamenti umanitari e anche dopo, nella caduta del regime miloseviciano e nell’affermarsi confuso della democrazia. Brevi schizzi che dovevano servire, nelle intenzioni iniziali, da spunto per racconti che non sono mai stati scritti. La raccolta, pubblicata nella sua traduzione italiana da una piccola casa editrice di Rovereto, interesserà soprattutto chi è intrigato dalle questioni balcaniche; la miscela di passione civile e disincantata ironia, però, tra dichiarazioni di cui presto pentirsi (la sera della cacciata di Slobo la radio lo chiama per un’intervista in diretta, ma sul tavolo ci sono ormai diverse bottiglie vuote), osservazioni sulle opportunità offerte dagli sviluppi della tecnologia militare di subire i bombardamenti tenendo le luci accese (tanto fa lo stesso), valutazioni sulla pericolosità delle accuse di tradimento sui giornali di regime in base al corpo dei caratteri impiegati, potrebbe incontrare il gusto anche di un pubblico più ampio.

Giudizio: buono (Gelmini riporta in auge i voti numerici e qui li si abbandona).

Argomento : politico

La sera del 23 marzo 1999 gli aerei della NATO hanno iniziato a scaricare bombe sul territorio e sui cittadini, della Jugoslavia, a poche centinaia di chilometri da qui. Dopo 78 giorni, il numero delle vittime è sconosciuto, la guerra è terminata sulla base una risoluzione ONU che chiedeva un sostanziale autogoverno del Kosovo, “ma anche” riaffermava l’integrità territoriale jugoslava.
E’ stata una guerra strana, verticale, combattuta dal cielo, diciannove contro uno, non approvata dall’ONU e spesso nemmeno dai Parlamenti degli Stati belligeranti, con la propaganda a stravolgere il lessico (a parte l’ossimoro con cui è rimasta nella memoria, bombardamenti umanitari, le vittime civili degli stessi erano chiamate danni collaterali e i colloqui di pace di Rambouillet erano incontri in cui si cercava il pretesto della guerra*), sessantottini arrivati alla mezza età dopo giovanili renitenze alla leva a dirigere o applaudire le operazioni.

Dieci anni dopo, con una pulizia etnica all’incontrario e i pochi serbi rimasti nel Kossovo continuamente angariati, la dichiarazione di indipendenza dei nazionalisti albanesi, oltre a violare la risoluzione ONU di cui sopra, ha incoraggiato altri guai nel Caucaso. C’è di buono che nessuno oggi propone di bombardare Tirana, o Pristina.

* non è un’opinione solo mia.

Argomento : politico

Balcani, marzo 1999: gli Stati Uniti e gli alleati della NATO per difendere la causa secessionista del Kossovo, provincia serba, e in generale i diritti umani bombardano la Jugoslavia per tre mesi di fila*.

Caucaso, agosto 2008: la Russia per difendere la causa secessionista dell’Ossezia del Sud, provincia georgiana attaccata dall’esercito di Tbilisi, e in generale i diritti umani bombarda la Georgia.

* per inciso l’allora presidente del consiglio D’Alema definì l’impresa un intervento spartiacque.

AGGIORNAMENTO: potevano André Glucksmann e Bernard Henry Lévy, di fronte a una faccenda seria, evitare di scrivere la pisquanata d’occasione? No.