Argomento : vita

La neve al centro fondo in aprile.

Ci si rilegge tra qualche giorno, buone cose a tutti.

Argomento : in provincia

Si arriva alla situazione attuale, risultato di dinamiche ancora una volta esterne: il Trentino provincia “autonoma”, così come l’Alto Adige/Sudtirolo. La loro autonomia è speciale da un punto di vista politico e finanziario. Relativamente al primo, in tema di turismo, agricoltura, urbanistica, piani regolatori, tutela del paesaggio, sanità, università e ricerca e altro ancora1 le leggi provinciali hanno il solo limite della Costituzione e dei “principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica”, non delle leggi statali. Dal punto di vista finanziario, alle province autonome sono garantiti i nove decimi del gettito fiscale locale (IRPEF e IRPEG), a cui si aggiunge una quota variabile dell’IVA negoziata periodicamente con lo Stato (al di là delle citate competenze primarie, le province gestiscono molte attività altrove in carico allo Stato).

E la Regione? Forse non è proprio la situazione prospettata da Leonardo nel suo post, ma sulla Regione marginalizzata non si piangono troppe lacrime. Mentre il potenziale conflitto etnico a nord si raffredda, i trentini elaborano abbastanza rapidamente il lutto per la perdita di ruolo. Sfumata la regione, si è trovata, in fondo, una versione riveduta e corretta del principato vescovile.

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  1. scuole materne, porti lacuali … l’elenco completo sarebbe lungo, lo si trova all’articolo 8 dello Statuto.
Argomento : in provincia

Le cose si mettono male e agli austriaci preme la neutralità italiana. Per l’incomodo, pare, cederebbero il Trentino, ma non Trieste, né il Brennero; realtà o leggenda, l’accordo non si fa e dopo un po’ iniziano le ostilità. Battisti passa il confine, si arruola volontario nell’esercito italiano e non impiega molto a farsi catturare, impelagato fra attacchi e contrattacchi nell’area di Vallarsa, condannare per alto tradimento e infine impiccare. Degasperi continua invece a fare il parlamentare e a guerra finita ritrova intatta la sua base elettorale. Viene rieletto in Parlamento nel 1921, stavolta a Roma, dove diventa capogruppo del Partito Popolare; poi viene incarcerato dai fascisti e, uscito, si ritira a vita privata, bibliotecario in Vaticano.

In Italia il Trentino viene inquadrato nella regione Trentino Alto Adige, assieme alla porzione di Tirolo a sud del Brennero abitata all’epoca quasi solo da popolazioni di lingua tedesca. Non ci sarebbe molto da dire, se non che le vessazioni del regime alla popolazione tirolese, costretta infine a scegliere nel 1939 tra la completa assimilazione e il trasferimento nel Reich, produrranno effetti nel dopoguerra anche sulla provincia di Trento.

[continua]

Argomento : in provincia

Swing valleys ‘sta ceppa, a parte la Val di Sole dove il centrodestra ottiene la maggioranza dei voti, la coalizione di centrosinistra si è affermata dovunque in Trentino.

Nel complesso il 57,0% dei voti è andato al presidente uscente Dellai e il 36,5% allo sfidante leghista Divina, e non c’è molto altro da aggiungere. Fra le singole liste bene il PD con 8 consiglieri su 35 e bene anche l’Unione per il Trentino, formata dai margheritini irriducibili: 6 seggi. Gli autonomisti del PATT, alleati con il centrosinistra, mantengono i loro 3 seggi, mentre il grande attivismo della Lega nel mettere in guardia dal rischio meticciato gente dai tratti un po’ italiani e un po’ tedeschi, che parla un dialetto metà veneto e metà lombardo, ha fruttato 6 seggi. Molto più in ombra di quanto ci si aspettasse il PDL: solo 5 seggi. Al di fuori delle coalizioni principali si prende un seggio il transfuga forzista Giovannazzi, quasi un sosia del comico Claudio Bisio, critico verso il diktat venuto da Milano per candidare Divina; mancano invece l’impresa il rappresentante di Rifondazione e l’ex assessore alla sanità, nonché ex segretario dei DS locali, candidatosi in polemica col PD.

Argomento : in provincia

Dal punto di vista politico la provincia di Trento è un po’ come il villaggio di Asterix nella Gallia del tempo: l’ultima isoletta vagamente di centro sinistra nel nord verde-azzurro. Ci sono ragioni sociali e politiche: il forte insediamento delle cooperative bianche e dell’associazionismo civico, da un lato, e l’aver agganciato il partito autonomista, una mini SVP terrona, alla coalizione di centro sinistra, dall’altro. La provincia è l’unico posto al mondo in cui la Margherita prendeva il doppio dei voti dei DS; i pochi rifondaroli sono da sempre all’opposizione.

Come andranno a finire le elezioni, inizialmente fissate per il 26 ottobre e poi spostate al 9 novembre, non lo sa nessuno. Dopo dieci anni di governo, la coalizione uscente è appesantita da uno scandalo-appalti su cui sta indagando la magistratura e da entusiasmi in calo. Metà della Margherita locale è entrata nel Partito democratico e l’altra metà si è costituita una lista sua. Il tentativo di allargare la coalizione all’UDC avrà scarsi effetti perché i casiniani, al momento della presentazione della lista, si sono dimenticati di far autenticare la firma del loro segretario e si sono fatti escludere su ricorso della Lega. Dall’altra parte è soprattutto la Lega, che presenta il candidato governatore, ad avere il vento in poppa, sollevando i temi ben noti. Il Pdl sembra invece vivere qualche problema di amalgama tra ex democristiani e berlusconiani stretti, ma alle elezioni politiche ha comunque ottenuto in zona il 27% dei voti ed è prevedibile che rimanga il primo partito (16% la Lega). La partita verrà giocata soprattutto a livello territoriale: le valli scistiche (Fiemme, Fassa, Rendena, Sole) voteranno in forza per la coalizione di centrodestra, mentre a Trento la giunta uscente dovrebbe tenere e a Rovereto forse anche di più. A decidere in sostanza saranno Val di Non e Valsugana, swing states ai canederli.

* fare il politologo della mutua mi ha un po’ preso la mano, ma dopo il 9 novembre mi passa, tranquilli.