Maggio 2008. Image courtesy (ehm) of La Stampa
Adesso che non è più segretario, Walter Veltroni non capisce le esitazioni del PD riguardo il No Berlusca Day.
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Maggio 2008. Image courtesy (ehm) of La Stampa
Adesso che non è più segretario, Walter Veltroni non capisce le esitazioni del PD riguardo il No Berlusca Day.
D’Alema si presenta puntuale alla Filarmonica di Rovereto. Ad attenderlo, tra gli altri, un drappello di anarchici roveretani muniti di uova. Ce l’avevano con l’ex Presidente del Consiglio, guerrafondaio!, hanno centrato il sindaco di Trento.
Veltroni arriva a Trento mentre nella sua Roma il consiglio di Stato accoglie il ricorso della Lega a una sentenza del TAR che aveva sanato una irregolarità formale nella lista dell’UDC. L’UDC, in zona alleata con il Partito Democratico, viene esclusa dalle elezioni e le stesse sono rinviate, una montagna di schede e tabelloni da rifare, di due settimane. Semplice coincidenza o Uòlter porta sfiga? Vallo a sapé.
A fine mese ci saranno le elezioni provinciali/regionali. Tutti dicono che in Trentino* sarà una corsa serrata, da una parte il margheritino** Dellai, presidente uscente, dall’altra il leghista Divina.
Come al solito, a dar manforte, da Roma arriveranno i leaders nazionali. E anche in questa occasione Veltroni e D’Alema*** si dimostrano inconciliabili: il primo sarà a Trento venerdì 17, il secondo a Rovereto giovedì 16.
* in Sudtirolo no, l’unico dubbio è se la Südtiroler Volkspartei manterrà o meno la maggioranza assoluta.
** l’inventore del brand Margherita, a dirla tutta.
*** per il Pdl sono attesi Tremonti e Sacconi; il Berlusca, chi lo sa perché, non passa da queste parti dal 1998.
Se si votava Rosy Bindi, anziché il bolsissimo Uòlter**, come minimo Alemanno non faceva il sindaco di Roma. E poi si faceva più bella figura, vuoi mettere, un segretario di partito donna, una cosa quasi zapateriana.
* commento elettorale (il titolo non è granché, scritto in un momento di irritazione).
** il-principale-esponente-dello-schieramento-a-noi-avverso; ma dai!
AGGIORNAMENTO: stamattina a Radio Radicale un’analisi insolitamente penetrante e convincente di Pannella: sarebbero stati gli elettori dipietristi a votare, senza organizzazione, ma per spontaneo moto del cuore, il giustizialista Alemanno al Comune e Zingaretti (PD) alla Provincia.
Per il commento sui risultati elettorali viene adottato uno stratagemma non particolarmente brillante né innovativo: le pagelline ai principali candidati premier. Portate pazienza. Nel dare i voti si è cercato di dimenticare le simpatie (e antipatie) politiche. Che ci si sia riusciti è un altro paio di maniche.
Silvio Berlusconi: 8.
Un uomo d’affari, dicono, parte dal presupposto che tutto e tutti abbiano un prezzo. Se è così ci ha preso. Impostata la campagna su due temi due (le tasse da ridurre e gli immigrati da controllare), senza neanche forzare troppo i toni sui “comunisti”, ha messo assieme con un paio di telefonate una lista nuova con chi, fino a due mesi prima, lo criticava aspramente. La lista ha guadagnato voti e la coalizione ha vinto con un largo margine. Resta da vedere se il grande successo della Lega sarà più d’aiuto o più d’intralcio.
Uòlter (chi sarà stato il primo a chiamarlo così? vallo a sapé) Veltroni: 6.
Dipinto come “il grande comunicatore”, ha messo in lista Calearo e Colaninno. Ma se davvero voleva maggiore credibilità e qualche voto in più al Nord bastava dire al governatore, nonché commissario straordinario ai rifiuti campani, Bassolino: “e vattinne, va!” (sottinteso tacito: la Campania è una parte d’Europa e in Europa chi gestisce miliardi per l’emergenza un minimo di risultati li deve raggiungere). Alla fine s’è tenuto i suoi voti, guadagnandone a sinistra e perdendone qualcuno al centro e con l’alleato Di Pietro, col paradosso di avere un elettorato di sinistra e una piattaforma moderata. Difficile dire se, nelle condizioni date, il suo risultato sia un successo o un fallimento.
Pierfurby Casini: 7.
Han cercato di fargli la pelle, politicamente, in tutti i modi; chi invitando ogni giorno al voto utile e indicando lui, nome e cognome, come il responsabile degli eventuali scostamenti dai risultati promessi nella stagione 2001-2006, chi non filandolo nemmeno di striscio. E invece no, presente in tutti i talk show, faccia incazzosa e giugulare tesa, ad ammonire contro i rischi del “Veltrusconi”, s’è tenuto stretto un cinque e rotti per cento, credo per metà suoi e per metà sottratti all’ex Margherita. Forse un risultato inutile, forse strategico, sarà il futuro a dirlo.
Fausto Bertinotti: 4.
Ha fatto entrare i suoi nella maggioranza Prodi nel ruolo dei carabinieri, a controllare che quei gaglioffi di riformisti non facessero qualcosa di sbagliato. Non c’è stato praticamente giorno in cui, alla fine di una riunione di governo, o anche prima, i Ministri della Sinistra più pura non si producessero in distinguo, critiche, veti. E così, sempre sul pezzo, giorno dopo giorno, hanno raggiunto due grandi obiettivi: strapazzare l’anima ai teorici alleati e diventare poco credibili presso l’elettorato di riferimento.
Daniela Garnero Santanché: 5.
La fusione di Alleanza Nazionale col plutocrate le offriva un teorico spazio di manovra. In realtà stare più a destra di Popolo della Libertà e Lega è compito difficile (che diavolo proponi, i littoriali?) e, nonostante l’impegno mediatico, non ha raccolto molto di più dello standard messo assieme negli ultimi anni dalla complessa nebulosa ultradestra. Fuori dal Parlamento, a forte rischio le presenze a Porta a Porta e a Otto e Mezzo, resta il Billionaire.

Photo AFP courtesy of Xinhuanet
Veltroni, per cui l’iniziativa sarebbe un’offesa alla città, non se ne intende. Hanno buttato anilina nella fontana di Trevi, nessun danno al monumento, colorando l’acqua di rosso per ore. Si sono firmati azione futurista.
Per cominciare seguirei la pista roveretana.
AGGIORNAMENTO: dalle parti di AdRiX ci han trovato l’ispirazione per dare il nome a un cocktail: Fontana di Trevi.
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